Paola Fraschini tra presente e futuro: la trasformazione da atleta a performer

Sacrificare non significa rinunciare, bensì rendere sacro qualcosa. Rendi sacro ciò che ami e manifesterai così la parte più divina di te.
paola fraschini

Siamo felici ed emozionati di poter condividere con tutti voi questo incontro di artSKATERS con Paola Fraschini. La sua carriera sportiva ed artistica è ben nota nel mondo del pattinaggio, ha conquistato sei titoli mondiali consecutivi nella specialità di Solo Dance, vinto un campionato europeo in coppia danza, ottenuto un altro oro mondiale in quartetto, e infine è attualmente artista e performer per Cirque du Soleil con un ruolo di protagonista nello spettacolo Volta.

• Innanzitutto vorremmo sapere come ti senti riguardo a questa esperienza che stai facendo con Cirque du Soleil, esibendoti su un palco internazionale, per una compagnia di fama mondiale i cui spettacoli non smettono di incantare e suggestionare con coreografie, scenografie e artisti di grandissimo impatto espressivo e che sanno arrivare al cuore dello spettatore. Quali sono le sfide e quali le soddisfazioni, quali le emozioni di salire su quel palcoscenico?

P.F. — Salire sul palco del Cirque du soleil è stato un po’ il compimento di una missione che da anni scalpitava dentro di me. Sentivo che dovevo in qualche modo portare il pattinaggio fuori dalle competizioni e dalle piste anche se anni fa non sapevo come. Quindi una volta che sono riuscita ad ottenere il ruolo di Ela, il mio personaggio all’interno dello show, ho messo tutta me stessa nella realizzazione di questo sogno. Ammetto che non è stato facile adattarmi a questa esperienza di vita. Ho lasciato tutto in Italia: famiglia, amici, abitudini, per rispondere a questa chiamata oltreoceano. Ho dovuto adattare il mio modo di pattinare a un palco minuscolo per un pattinatore e ho lavorato molto sulla recitazione e sulla creazione del personaggio. Nonostante le difficoltà sono contenta di essere in questa esperienza perché ho imparato e sto imparando ogni giorno, sia da un punto di vista artistico sia come mia crescita personale. Sono grata di aver la possibilità di esibirmi su un palco dove ogni sera si crea una magia intrisa di emozioni che lo spettatore riceve con un’energia accecante.

 

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• Quale aria si respira in questo ambiente, quali sono gli insegnamenti più significativi in questa attività che vuoi condividere con chi vorrebbe proseguire la propria carriera in questo ambito? Quali sono stati gli incontri che ti hanno cambiata o che hanno stimolato e catalizzato il tuo processo trasformativo e di espansione sia come performer che come persona?

P.F. — Al contrario dell’ambiente del pattinaggio in cui ho sempre sentito molta tensione a causa della competizione, al circo ci si supporta e ci si aiuta perché siamo come una famiglia. Le persone che ho incontrato in quest’avventura sono sempre state disponibili e mi hanno dato tantissimo fin dal momento della creazione dello show a Montreal e questo è stato importantissimo per me che soprattutto al principio mi sentivo totalmente persa. Ci sono state tantissime persone che mi hanno sostenuta, dagli insegnanti, ai direttori artistici, ai mentori che ho incontrato nel mio percorso. Ognuno di essi mi ha indicato la via per muovermi sempre più agilmente in questo mondo circense per me del tutto nuovo.

• Vorresti raccontare quali sono o sono stati i passaggi e le sfide, le competenze che hai attivato e le esperienze più significative alle quali hai attinto per realizzare questo percorso trasformativo da atleta-artista a performer?

P.F. — Come dicevo è stato duro il passaggio da atleta ad artista. Uno psicologo sportivo di fama mondiale mi ha aiutato facendomi capire che la mia attitudine doveva assolutamente cambiare. Non dovevo più competere con nessuno, non dovevo vincere ma dovevo esibirmi e dovevo farlo soprattutto 9-10 volte alla settimana, per più di 350 spettacoli all’anno e non potevo pretendere di essere al top in ogni show. Questo passaggio per me fu una rivelazione. Col tempo e con la pratica quotidiana ho lasciato andare piano piano la parte più competitiva di me stessa per entrare in uno stato più calmo e consapevole che la mia performance aveva un altro fine.

 

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• Sei d’accordo con l’idea che la formazione permanente e continua costituisca “conditio sine qua non” sia per mantenere da una parte il proprio profilo appetibile sia dall’altra, tenendo fede all’idea di un “fare” finalizzato all’essere, per trasformare la propria ricerca personale in un percorso artistico e poetico, sacro e capace di manifestare la parte divina in ognuno di noi?

P.F. — Credo che ognuno di noi abbia ricevuto dei talenti e che sia nostro dovere coltivarli, migliorare e creare con la ricerca e la dedizione continua. È importante inoltre condividere col mondo ciò che abbiamo imparato, ciò che siamo è ciò che creiamo perché potrebbe essere d’ispirazione per qualcun altro. É proprio per questa ragione che ho scritto il libro “Come il leone e la farfalla”.

• Oggi Paola vuoi raccontare quali sono le attitudini su cui lavori o vorresti lavorare?

P.F. — In generale il viaggio della vita continua e credo che ogni giorno ci sia sempre qualcosa da imparare, da vivere, da guarire. Professionalmente sto investendo le mie energie sulla coreografia, sulla recitazione e sull’imparare nuove cose in ambito dello spettacolo. Inoltre sono appassionata di crescita personale e di psicologia quindi leggo libri, faccio corsi on line ecc.

• Com’è per te oggi guardare indietro e rivedere il viaggio che ti ha portata fino a dove sei ora? Hai voglia di raccontarci secondo il tuo sentire uno o a tua scelta alcuni degli episodi che hai vissuto e che ritieni momenti chiave di trasformazione e passaggio lungo il tuo percorso di ricerca personale? Ci piacerebbe che ci raccontassi più eventi o anche lo stesso ma portando l’attenzione e il tuo sguardo al tuo vissuto distintamente sul piano fisico corporeo, su quello energetico, emotivo ed infine su quello psichico e cognitivo.

P.F. — Se mi volgo indietro e dò uno sguardo alla mia vita, vedo un viaggio, vedo che tutto ha un senso e che le prove che ho affrontato, le persone che ho incontrato e anche i genitori che ho… tutto è servito per portarmi qui dove sono ora e probabilmente ciò che sto vivendo oggi mi servirà per il mio futuro. Credo che tutto si intrecci nel migliore dei modi per far sì che possiamo evolvere come anime attraverso la scuola della vita. Personalmente ho avuto una grossa crisi nel 2008 che mi ha portata a guardarmi nel profondo per capire che dovevo ripartire da me stessa per ripercorrere di nuovo la giusta carreggiata nel mio cammino. Dopo una profonda ricerca, con l’aiuto di una dottoressa che mi ha presa per mano, sono entrata a conoscenza di diverse tecniche mentali che mi hanno permesso fare dei passi da gigante. Proprio nel 2009 ho vinto il campionato Italiano e mi sono qualificata per il mondiale. Due mesi prima del mondiale mi sono fratturata il gomito destro e pensavo non mi fosse possibile gareggiare. La visualizzazione mi ha aiutata e mi ha permesso non solo di partecipare ma di vincere. Per me è stato un insegnamento che mi ha cambiata per sempre. Ho capito che se cominciamo ad amarci, ad ascoltarci e a prenderci del tempo per la nostra crescita personale, i miracoli realmente accadono. Nella mia storia ho avuto tantissime difficoltà, ma ho imparato a guardarle come “sfide” e non come “sfighe” e a non arrendermi ma a capire che insegnamento ci fosse dietro. Ho imparato ad avere piano piano fiducia in me stessa e in una forza più grande che ci guida dall’alto. Nel libro “Come il leone e la farfalla” racconto tutti i particolari della mia storia svelando molte tecniche che mi hanno aiutato a superare le prove e i limiti.

 

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“Ho sempre vissuto le gare come la mia battaglia personale: dovevo fare un tuffo dentro me stessa e tirare fuori risorse che non immaginavo nemmeno di possedere. Proprio le gare mi hanno portata a guardare in faccia la mia vera essenza, non potevo nascondermi, dovevo affrontare i miei limiti, le mie paure e le mie resistenze. Dovevo imparare a sfondare i muri interiori che non mi permettevano di prendere il volo. In quegli anni ho eliminato una dopo l’altra le membrane che imprigionavano la mia anima e piano piano ho cercato di aprire di più le mie ali. È un processo che continuerà per sempre nella mia vita ma le gare mi hanno portata a fare pulizia e ad avvicinarmi al mio Sé.”

• Siamo perfettamente in sintonia con la visione che proponi e per cui il mondo esterno non è che uno specchio del nostro mondo interiore. Ci piacerebbe che tu ci raccontassi quali sono state, secondo il tuo sentire, le sfide che hai affrontato e che oggi ritieni siano state più difficili e significative. Quali difficoltà o passaggi interiori sono stati proiettati sia nelle competizioni che negli “avversari” che di volta in volta hai affrontato e trasformato in tuoi personali punti di forza?

P.F. — Come dicevo ci sono state diverse sfide nella mia vita, tra cui la mancanza di una pista adeguata dove potermi allenare. La mia pista è piccola, all’aperto con crepe per terra. Quindi quando piove non si può pattinare e le dimensioni e il fondo sono sempre diverse da quelle di gara. (Parlo al presente perché purtroppo la situazione non è cambiata). Questo mi ha insegnato ad adattarmi velocemente, a pattinare al gelo d’inverno e al caldo d’estate. Mi ha insegnato a sfruttare il tempo al massimo perché oggi si pattina ma domani chissà. Mi ha insegnato a pattinare tra i buchi e le crepe, cosa che oggi sul palco del Cirque du Soleil mi torna utile perché ci sono buchi a causa di un palco con pezzi movibili…

“Le paure vengono a galla quando dobbiamo affrontare una sfida. Le gare mi hanno sempre messa davanti allo specchio facendomi vedere talvolta alcuni lati d’ombra. Mi hanno spogliata di tutte le false sicurezze e mi hanno fatto compiere un viaggio dentro me stessa per individuare ogni volta una nuova risorsa da utilizzare.”

• Lungo il tuo percorso hai scelto di far emergere, di “vedere” e quindi riportare a consapevolezza parti sofferenti di te, le tue debolezze, la solitudine. Accogliendo queste parti hai potuto trasformarti e autorizzarti ad evolvere come essere umano e di conseguenza come atleta e artista. Il tuo percorso è un esempio di come si possa divenire alleati di sé stessi e autorizzarsi a sognare e a realizzarsi pienamente. Ad esempio nel tuo libro condividi delle tecniche se vogliamo molto semplici eppure potentissime, tu lo hai sperimentato. Ma che cosa trattiene dal cambiamento? Qual’è il ruolo che la paura gioca? Perché secondo te ancora oggi solo pochi atleti sono a conoscenza di queste possibilità o le utilizzano? Artisti più o meno inconsapevolmente bloccati in un mindset per cui sembra che non si concedano di esprimere se stessi completamente e integralmente. Cosa ne pensi?

P.F. — Ci sono due potenti forze che ci guidano nella vita: la paura e l’amore. In ogni scelta dobbiamo decidere da che parte stare e la sfida è proprio accogliere la zona d’ombra (la paura) e comprenderla con amore. La paura ci frena e ci protegge, se vogliamo è anche un’alleata ma non lo è più quando non ci permette di muoverci fluidamente nel nostro percorso personale. Il cambiamento è per l’inconscio un rischio perché non si conosce e uscire dalla nostra zona di confort richiede sempre una grande dose di coraggio perché si mettono in moto molte emozioni che a volte possono boicottarci. Il lavoro sta proprio nel tranquillizzare il nostro inconscio e con amore fare un passo in più per espandere la nostra energia. Credo che ci sia ancora poca divulgazione e che queste tecniche siano per pochi eletti (atleti di alto livello) e l’intenzione del mio libro è proprio quella di raggiungere più persone possibili in modo che ognuno possa utilizzare i miei suggerimenti e consigli nel modo più consono per la propria vita.

 

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“Quando un cambiamento entra nella nostra vita, per quanto positivo possa essere, ci fa paura, e il nostro inconscio prova a proteggerci, a metterci al sicuro in tutti i modi, e così ci boicotta. Gli infortuni sono un esempio di ciò. Imparare a tranquillizzare l’inconscio parlandoci e ascoltandoci nel modo giusto, è un passaggio fondamentale per non rallentare la nostra evoluzione naturale.”

• Il cambiamento fa sempre paura e il nostro inconscio lavora incessantemente per mantenerci nella nostra zona di comfort. Tuttavia, con determinazione e Amore per sé, è possibile orientare la mente perché cooperi al raggiungimento dei sogni e delle motivazioni del Cuore. Noi artSKATERS crediamo che ogni atleta artista abbia un immenso potenziale e la possibilità di fiorire nella sua unicità e bellezza, è certo però che il passo debba avvenire dentro di sé, la scelta di crederci, di desiderare il massimo per se stessi. Ma anche di affidarsi… Come è stato per te?

P.F. — Ognuno dovrebbe essere libero di esprimere sé stesso perché c’è posto per tutti e se ognuno dà il suo contributo possiamo costruire un futuro migliore! É quello che voi di Artskaters state promuovendo e sono assolutamente d’accordo e di supporto al vostro meraviglioso lavoro. Vi ringrazio infinitamente per questo e spero che in un futuro ci possa essere una proficua collaborazione.

“La vita ci mette di fronte a prove, crisi, ostacoli da superare, altrimenti saremmo sempre allo stesso punto e la nostra evoluzione si sarebbe fermata all’età infantile. Pensi forse che i bambini non facciano fatica quando imparano a camminare, a parlare, a mangiare da soli? Eppure, ci provano, cadono, sbagliano, non si arrendono e ci riprovano, e, guarda caso, tentativo dopo tentativo, chi prima chi dopo, tutti ci riescono. Se ci riuscivamo da bambini ora chi siamo? Siamo diversi? Gli adulti devono avere tutto e subito? Rifletti su questo, è di fondamentale importanza. Se non trovi immediatamente la soluzione fai tentativi, prova un’altra via, cerca nuove idee per arrivarci”.

• Condividiamo pienamente questo atteggiamento, se vuoi raggiungere un livello più alto, devi cambiare qualcosa dentro di te, e perché la tua espansione sia continua devi essere disposto a metterti in gioco continuamente, obiettivo dopo obiettivo. Qual è la motivazione profonda che ti ha permesso ad ogni obiettivo raggiunto di volerti spingere ancora oltre? Secondo il nostro sentire la voglia di accogliere e la capacità di esprimere gratitudine, la capacità di stare al centro del proprio cuore e sentire, ed un profondo e spontaneo amore per sé sono alcuni degli ingredienti indispensabili, in base alla tua personale esperienza cosa ne pensi?

P.F. — Sì sono assolutamente d’accordo. Per me è sempre stata una spinta interiore che mi ha invogliato a scoprire il nuovo e ad essere un po’ il pioniere in diverse situazioni. Avere il coraggio di scoprire il nuovo. Sono stata la prima donna campionessa del mondo in solo dance, la prima pattinatrice al Cirque du Soleil e la prima Ela. Credo che la mia missione sia aprire porte, in fondo sono un ariete. Ma ognuno ha il suo compito.

• Il tuo percorso è stato lungo e ricchissimo, e la tua indagine interiore profonda. Amiamo interrogare gli atleti artisti con cui lavoriamo sul senso che ha per loro pattinare, perché lo fanno? Rispetto a questo nel tuo libro racconti: “Il pattinaggio è sempre stato qui, a ricordarmi chi sono e cosa posso essere. Mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con la mia anima, con la parte più vera e divina di me. Mi ha fatto fare un tuffo nelle profondità della mia coscienza per mostrarmi limiti e paure ma anche la mia autenticità. Il pattinaggio è sempre stato molto più che un semplice sport: è la scuola che guida la mia vita.” Fare lavoro su di te ha rappresentato la svolta nella tua carriera, ti ha condotto verso la piena realizzazione dei tuoi obiettivi, possiamo dire che sia stata la tua carta vincente, quella marcia in più che ti ha portata a distinguerti da tutte le tue concorrenti e ad esprimere al massimo il tuo potenziale e la tua unicità? E oltre che la tua carriera sportiva, come questo percorso ha influito su tutti gli aspetti di te e della tua vita?

P.F. — Il pattinaggio è stato lo strumento per farmi fare un lavoro su me stessa che ovviamente è stato utile per le gare ma soprattutto per la mia vita in tutti i suoi aspetti. In fondo non si può scindere la vita sportiva da tutto il resto. In pista porti la tua vita e nella tua vita porti la tua professione.

“Divenire consapevoli di cosa si vuole comunicare è davvero la chiave perché accada realmente. Credo che il pubblico abbia sempre bisogno di percepire ciò che l’artista prova per poter essere sulla stessa lunghezza d’onda.”

• Ecco un altro tema a noi molto caro, parlando di espressività artistica noi proponiamo un approccio nuovo, un viaggio dentro di sé alla ricerca della propria autenticità, espressiva, creativa, essenziale. Quanto cambia la performance e il contatto con il pubblico, che definisci anche “magico”, quando sei nel tuo centro esprimendo con consapevolezza la tua Essenza?

P.F. — Per me la connessione col pubblico è sempre stata alla base di una performance. Il pubblico deve entrare nella tua emozione e tu devi essere bravo a guidarlo e a farlo risuonare con la tua energia. Dico sempre che un’artista è un atleta che deve essere generoso, nel senso che in scena deve aprire il suo mondo emozionale e permettere che lo spettatore si tuffi dentro.

 

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• Il tuo libro “Come il leone e la farfalla” è un racconto coinvolgente di un viaggio attraverso obiettivi e sfide sempre nuove e soprattutto di un percorso dentro di te, lo abbiamo apprezzato moltissimo proprio perché, oltre a suggerire a ogni atleta artista tante possibilità di investire e credere su di sé, esprime il valore dell’autenticità nell’arte. Parafrasando Dominique Dupuy ”si danza per essere guardati” e tuttavia la pratica stessa di un’arte “potrebbe divenire anche un percorso iniziatico, un cammino verso la conoscenza di sé e del mondo”. Tutto ciò sentiamo possa essere il valore profondo di questo sport marcatamente artistico, una opportunità di evoluzione individuale e anche sociale, nel raccontare e nella condivisione in quella cassa di risonanza rappresentata dall’esibizione nel momento della gara, un’opportunità preziosa di aggregazione e connessione su più livelli, non solo fisico ma anche energetico, emotivo, spirituale. Cosa senti al riguardo?

P.F. — Ho sempre considerato la pista e il palco un luogo dove la magia accade, dove c’è una connessione molta profonda con la tua parte più divina che in quell’occasione può realmente esprimersi e diffondere un’energia unica che appunto va a coinvolgere chi in quel momento guarda. È un momento sacro, potente in cui l’arte prende forma.

paola fraschini

• L’entusiasmo e la determinazione che hanno caratterizzato la tua carriera sportiva rimangono qualità che porti ancora oggi nella vita artistica e professionale: mentre lavori a tempo pieno come artista del Cirque du Soleil sei riuscita a scrivere e pubblicare il tuo primo libro… quali sono i tuoi prossimi sogni e obiettivi?

P.F. — Per ora sono concentrata col mio lavoro al Cirque du Soleil che è piuttosto impegnativo. Senz’altro il 2019 mi vede impegnata qui poi vedremo. Sto studiando recitazione, sto sempre studiando crescita personale da diverse fonti anche americane, sto imparando molto in ambito dello spettacolo e della coreografia. Quindi seguo il flusso della vita e vedrò dove mi porterà.

E infine… Cosa vorresti suggerire o forse augurare a tutti e ad ogni atleta di pattinaggio artistico?

P.F. — Di esprimersi, di rischiare, di aver il coraggio di spingersi oltre perché la vita è un’avventura che se si affronta con entusiasmo ha tutto un altro sapore. Ci saranno sempre sfide ma siamo qui per crescere e per imparare. Auguro ad ognuno di voi di portare bellezza nel mondo e di aprire il vostro cuore verso traguardi sempre più alti.

Articolo scritto in collaborazione con Diana e Davide di
www.artskaters.com 
Fb e Ig @artskaters

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