Marco Santucci racconta la sua storia tra infortuni e fame di successi, in pista ancora nel 2015 per dire la Sua

In tanti in questo periodo di gare internazionali ci hanno scritto chiedendoci: ma Marco Santucci come sta? Parteciperà alla prossima stagione?
Tutti sappiamo bene del ritiro improvviso di Luglio a Roccaraso, ma ora sentiamo la storia di Marco direttamente dal suo punto di vista, segnato da ore di sacrificio, voglia di ricominciare e dimostrare a sè stessi che “campioni” si nasce. Ecco le parole di Marco:

Il ritiro di luglio purtroppo è una delle delusioni più grandi di tutta la mia carriera sportiva. Durante gli allenamenti che precedono la gara ho accusato un forte dolore all’inserzione dell’adduttore destro sul pube all’atterraggio di un triplo loop: dopo degli accertamenti i dottori hanno trovato una piccola ernia crurale. Niente di grave, un piccolo foro nella parete addominale, le chiamano “sport’s ernia”, ma il giorno dello short non riuscivo a camminare senza sentire dolore. Ho provato a mettere i pattini, ma negli allenamenti l’ernia si era lacerata ulteriormente: il mio campionato era giunto alla fine.

Se ritirarsi il giorno della gara è una delusione cocente, questo è nulla alla luce di quello che ho passato nell’ultimo anno di carriera. A settembre 2013 ero in piena preparazione per il campionato europeo quando due giorni prima della partenza sono atterrato male da un triplo lutz: il piede destro si è girato sotto al peso del mio corpo. Tendine sfilacciato, legamenti lesionati. Dopo una lunga e dolorosa riabilitazione durata mesi si rende necessario un intervento chirurgico per asportare un osso: era marzo 2014.

L’intervento chirurgico non mi ha abbattuto, ma ho visto nella chirurgia la speranza del mio rientro sulla pista: grazie all’intervento magistrale del Dott. Ragghianti, la ripresa è stata faticosa, ma rapida. Sotto la guida del Dott. Marco Terzi e del mio preparatore atletico Alessio Donnini ho avuto un recupero lampo: in solo un mese ho recuperato la mobilità dell’articolazione e buona parte della muscolatura.

Tanti giorni passati tra terapia, riabilitazione, piscina e palestra. Tanta determinazione per riuscire ad abbattere timori, tornare in pista, non avere paura di saltare. Tutto questo per ritornare a fare i tripli di un tempo. Per questo il ritiro improvviso è stato ancora più doloroso.

La caviglia adesso è ok, anche l’ernia sembra essersi stabilizzata, ma con il campionato nazionale sono sfumate anche le convocazioni che contano. Chi ha visto i miei allenamenti a Roccaraso sa però che l’infortunio non mi ha fermato: penso di aver raggiunto una consapevolezza nuova. E ho ancora fame di successi.

Insomma: un anno di cacca, io invecchio tra un infortunio e l’altro, ma penso di poter dire ancora la mia visto che mi sono rimesso i pattini e rifatto i tripli dal primo giorno!!

“Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso”
Nelson Mandela

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