L’esperienza espressiva del grande gruppo Diamante

Intervista a cura di artSKATERS

Il Grande Gruppo Diamante si distingue da anni nella scena del pattinaggio spettacolo con coreografie sorprendenti e di grande impatto scenico. Con un titolo nazionale nel 2018, tre argenti nazionali nel 2015-2016-2017, due bronzi mondiali nel 2016 e 2017, due bronzi e due argenti europei, rappresentano in questo momento uno dei gruppi di punta del panorama italiano. Siamo molto felici di poterli conoscere meglio!

DIAMANTE — Il nostro gruppo è nato parecchi anni fa, quasi per gioco, quando i nostri allenatori Elisa ed Alberto Burba hanno iniziato a creare delle coreografie. Nel 2013 ai campionati nazionali siamo riusciti a distinguerci nella categoria dei piccoli gruppi divisione nazionale; nel 2014 abbiamo portato una coreografia intitolata “Modern Times”, nella categoria grandi gruppi, piazzandoci a metà classifica. Proprio alla fine di quella gara ci è arrivata la notizia, da parte dei nostri allenatori, che l’anno successivo avremmo preso parte ad un progetto assieme a Sandro Guerra. Naturalmente entusiasti siamo tornati a casa e pochi mesi dopo abbiamo iniziato il progetto di Visita Guidata, la nostra prima coreografia che ci ha portato a disputare delle gare internazionali. Sicuramente il 2015 è stato l’anno del successo “inaspettato”. Abbiamo lavorato tantissimo per creare quella coreografia, eravamo molto convinti del suo potenziale tuttavia non ci saremmo mai aspettato un riscontro simile; al campionato italiano di Conegliano ci siamo classificati secondi, accedendo di diritto a europei e mondiali. Ovviamente il sentimento predominante era la sorpresa e la felicità di realizzare un sogno che era nel cassetto fin da bambini. Molte delle componenti della formazione del 2015 pattinavano da più di 10-15 anni e l’idea di poter vestire il body della nazionale era qualcosa di fantastico. Ricordiamo ancora oggi il momento in cui abbiamo realizzato il nostro piazzamento. C’era chi rideva, chi piangeva e chi semplicemente non ci credeva. Da quel momento ci siamo rimboccati ancora di più le maniche e abbiamo conquistato un bronzo europeo e un quarto posto ai campionati del mondo di Cali (Colombia). Sicuramente la vittoria più grande di quell’anno resta la partecipazione alla manifestazione più importante del nostro mondo delle rotelle; vestire quella tuta, entrare in pista rappresentando la nostra nazione e far apprezzare il nostro programma. Lo spirito con cui entriamo in

pista è molto cambiato nel corso degli anni. Inizialmente il nostro spirito era quello del “non abbiamo nulla da perdere, entriamo e cerchiamo di dimostrare che ci meritiamo di essere qui”; con il passare del tempo l’ingenuità degli ultimi arrivati ha lasciato forse spazio alla ricerca di una razionalità più elevata, una concentrazione maggiore e uno spirito più orientato alla ricerca della performance, intesa come ricerca dell’esecuzione il più possibile vicina alla perfezione che raggiungiamo in ambiente di allenamento. Non abbiamo mai ricercato il risultato in per se stesso, perché sappiamo che l’unica cosa che dipende da noi è l’esecuzione; il punteggio, la classifica, il pubblico, sono tutte cose di cui non abbiamo il controllo e che sono solo conseguenza della nostra performance. Il motore che ci spinge è sicuramente la passione per il nostro sport. Senza di essa crediamo sarebbe impossibile fare tutti i sacrifici che facciamo, le rinunce, le ore passate in pista, le lacrime e il sudore che versiamo quotidianamente. La passione per quei 5 minuti, i 5 minuti più belli dell’anno, quelli dove finalmente scendiamo in pista, con l’adrenalina che nient’altro ci può dare. Quel sorriso o quel pianto a fine gara, quell’insegnamento che ogni competizione regala e che è sempre diverso e sempre nuovo. Pensiamo sia questo il nostro motore ma forse anche l’unico motore possibile.

DIAMANTE — La risposta a questa domanda è un po’ complessa, perché non c’è una risposta univoca. Ovviamente il processo creativo è principalmente da attribuire al nostro coreografo e Maestro Sandro Guerra, che appunto ci segue ormai da quattro anni. Per alcune coreografie il processo è partito da un’idea di base, che è poi stata sviluppata mediante una musica e poi trasposta in pista. Altre volte l’idea è nata dalla musica, come se fosse essa stessa a suggerire che cosa far fare a noi atleti; quest’ultimo caso è quello della coreografia di Scheda Madre (2016), la cui musica è stata appositamente composta per noi da Maxime Rodriguez. Una volta giunti alla musica, si sviluppa l’idea in pista. Questa fase è la vera e propria magia che ogni anno il nostro coreografo compie; tuttavia ci piace sempre pensare di avere una piccolissima parte del merito anche noi atleti; infatti Sandro ci ha molto coinvolto nella coreografia, a partire dalla scelta della musica. Ha sempre chiesto a noi delle opinioni e considerazioni, abbiamo pensato assieme allo sviluppo delle idee, spesso anche passando delle serate intere

a parlarne seduti sul pavimento della pista. Questo ha fatto in modo che ciascuno di noi potesse essere completamente immerso nell’idea e successivamente nella coreografia, potendo ancora di più apprezzare il lavoro del coreografo; consideriamo molto importante la parte del montaggio perché è una fase del lavoro che arricchisce profondamente ciascuno di noi. Quest’anno l’idea è arrivata assieme alla musica da parte di Sandro. Una sera ci ha portato la musica e l’idea e noi l’abbiamo immediatamente accolta con gran felicità. Reduci dalla coreografia “The Producer” (2017), sia lui che noi atleti che gli allenatori abbiamo voluto metterci alla prova e cambiare totalmente stile, portando in pista una coreografia decisamente “dura e cruda”. Anche il messaggio che abbiamo voluto suggerire è molto crudo: attenzione agli altri, attenzione alle persone che si fingono amiche solo per interesse, perché sono proprio loro a infliggere le pugnalate più dolorose. Tutta la coreografia, costumi compresi, è stata una grande allegoria. Homo Homini Lupus (l’uomo è lupo per l’altro uomo) vuole dare un messaggio che è sostanzialmente la denuncia di un comportamento tipico ma allo stesso tempo orribile e deprecabile dell’uomo, ossia quello di cercare in tutti i modi di primeggiare tra i suoi simili, anche a costo di ferirli.

DIAMANTE — Assolutamente si. La relazione è evidente nel nostro sport e ancora di più all’interno della nostra disciplina di gruppi show. Alla base ci deve essere il racconto di un tema o di una storia, mediante musica, movimenti di insieme ed individuali. E’ evidente perciò che, almeno per noi, ciascun movimento deve avere un significato o una funzione all’interno della coreografia, in modo da veicolare in maniera efficace quello che vogliamo trasmettere. Ci piace pensare che oltre ad essere “strumento” per far parlare il nostro coreografo, siamo anche degli “attori” e che mediante la nostra interpretazione “uguale ma unica per ognuno” siamo in grado di rilanciare il messaggio che Sandro ha pensato, sia come gruppo sia come singoli.

DIAMANTE — La ricerca della qualità interpretativa è per noi sicuramente prioritaria. Necessaria e conditio sine qua non della buona riuscita di qualsivoglia lavoro coreografico. Una bella coreografia, nel nostro caso di

gruppo, non può essere completa se ciascun atleta non è completamente inserito nel contesto dell’idea e non vive sulla propria pelle (e quindi poi lo mostra all’esterno) le sensazioni che la coreografia vuole trasmettere. Questa ricerca interpretativa deve avvenire secondo noi da molti punti di vista e mediante un lavoro anzitutto individuale e poi di gruppo. L’interpretazione deve avvenire sia a livello espressivo del volto sia del corpo in generale. Se non vi sono entrambe le espressioni il lavoro non può essere completo. Una volta che ognuno ha chiaro che cosa deve comunicare, è importante che vi sia un confronto (e in alcuni casi scontro) con gli altri membri del gruppo, in modo da portare le idee di tutti nella stessa direzione. Ecco dunque che per noi si tratta sia di lavoro individuale che di gruppo. Naturalmente questo lavoro deve essere guidato, sia dagli allenatori che soprattutto dal coreografo; nel nostro caso per la coreografia di quest’anno ci siamo voluti avvalere anche di una persona esperta di teatro che ci potesse aiutare a mostrare in pista le sensazioni giuste da esprimere con la giusta intensità. Le modalità di lavoro sono diverse in ogni situazione e dipendono ovviamente molto dal genere di coreografia che bisogna interpretare. Una cosa molto importante che ci teniamo a dire è che uno degli aspetti più importanti in questo frangente è la fiducia reciproca tra ogni componente del gruppo. Per riuscire a mostrare e veicolare l’idea del coreografo, il gruppo deve fidarsi di ogni componente. Noi la chiamiamo “fiducia magica”, perché è una fiducia che va al di la del pensiero che si ha del proprio compagno; riguarda squisitamente l’ambiente dell’interno della pista, l’ambiente dove ognuno deve obbligatoriamente sentirsi libero di esprimere se stesso.

DIAMANTE — Indubbiamente progetti come quello di ArtSkaters sono molto validi e orientati nel verso giusto. Crediamo che sia importante eseguire un lavoro di team building e di espansione esperienziale, orientato alla crescita del potenziale di ognuno e quindi del gruppo intero. Queste pratiche vanno sicuramente affiancate alle pratiche classiche di allenamento fisico, perché solo con il duro lavoro si riesce a progredire. Pensiamo che il nostro gruppo si stia formando e che stia acquisendo un bagaglio esperienziale che lo porterà a crescere ancora in futuro. Sicuramente intraprendere un percorso come

quello che proponete per scoprire o ampliare le proprie potenzialità è un ottimo modo per implementare se stessi e la squadra, crediamo che sperimentarlo con dei professionisti sarebbe utile e consigliabile. Non crediamo nel concetto classico di vittoria e di sconfitta. In ogni caso c’è qualcosa da imparare. Sia nella vittoria sia nella sconfitta, come gruppo cerchiamo sempre di ragionare e di trovare nelle esperienze una spinta di crescita.

DIAMANTE — Secondo noi presenza e consapevolezza sono due attitudini non solo utili ma addirittura indispensabili alla riuscita di un programma. Per quanto riguarda la presenza, pensiamo che entrambe le interpretazioni siano importanti. Anzitutto, come base, ci deve essere la presenza intesa come presenza all’allenamento e serietà. Poi ci deve essere la presenza intesa come “presenza dentro al lavoro”. Il nostro Maestro Sandro Guerra ci dice sempre che per fare questo sport non si può avere un piede dentro la pista e un piede fuori. Bisogna gettarsi a capofitto nel lavoro, con tutte le proprie forze e con tutta la propria volontà. A questo concetto si lega sicuramente anche quello di Consapevolezza. Un atleta deve essere consapevole di cosa sta facendo, una squadra deve essere consapevole ed orientata tutta nella stessa direzione verso un obbiettivo comune. Qualcuno diceva che una squadra è un insieme di persone che guarda nello stesso verso e che permette a persone ordinarie di raggiungere risultati straordinari. Sicuramente in questo senso condividiamo la vostra visione e siamo molto stimolati a continuare a fare esperienze del genere.

DIAMANTE — Questa è forse la domanda più difficile. Crediamo che l’identità di un gruppo non sia più di tanto connessa alla responsabilità dei contenuti o all’esecuzione dei programmi. La nostra identità la intendiamo come “chi siamo?”, nel senso di “che gruppo vogliamo essere?”; in questo senso è una scelta molto personale, frutto delle idee e del comportamento di allenatori, atleti e coreografo. Rispetto a questo crediamo che l’identità del gruppo sia un concetto a sé stante. Per quanto ci riguarda, noi cerchiamo di essere un gruppo profondamente unito, che si basa su valori simili a quelli della famiglia; allo stesso tempo crediamo nella sportività e nell’educazione, sia verso i compagni di squadra che verso gli avversari. Forse in questo senso abbiamo voluto che la nostra ultima coreografia fosse un po’ anche una citazione di tutta la società attuale. Secondo noi un gruppo può contare sulla cassa di risonanza che può avere per veicolare messaggi di senso sia mediante il proprio programma, come appunto abbiamo provato a fare noi quest’anno, sia mediante il comportamento “pubblico”. In questo senso ogni squadra ha una profondissima responsabilità verso gli altri atleti, verso i più piccoli che guardano ai più grandi per cercare un esempio e verso il pubblico.

DIAMANTE — Il pattinaggio spettacolo per noi è la linfa vitale. Nessuno di noi è ovviamente un professionista; arriviamo la sera in pista, stanchi per la lunga giornata di studio o di lavoro. Se arrivassimo a casa in quelle condizioni probabilmente l’unico epilogo sarebbe l’abbandono del corpo sul divano. Invece in pista accade la magia; gli occhi si riaccendono, il cervello riprende a connettere i neuroni, i muscoli si animano di nuova forza. La pista ci riaccende e ci da la voglia e la forza di continuare il nostro grande sogno che si chiama Diamante. Il pattinaggio spettacolo per noi è la voglia di far vedere che cosa sappiamo fare, la voglia di mostrare noi stessi e la squadra, di emozionare il pubblico, di trasmettere un’emozione; e se anche una sola persona viene a dirci che si è emozionata allora sappiamo che ne è valsa la pena. Un suggerimento che ci sentiamo di dare ai nostri colleghi pattinatori è quello di non mollare mai, di andare sempre avanti e lavorare sodo e duramente. Non con gli occhi al risultato ma con gli occhi verso l’emozione e

l’amore per il nostro sport. L’augurio più bello che possiamo pensare di fare è quello di innamorarvi di quello che fate, come ci siamo innamorati noi; e se lo siete già, di condividere questo amore con persone fantastiche come quelle che noi incontriamo a tutti gli allenamenti.

Ringraziamo il Grande Gruppo DIAMANTE e in particolare Matteo de Sabbata per la gentile collaborazione e disponibilità a raccontarvi e condividere la vostra passione ed il vostro sogno…

Articolo scritto in collaborazione con Diana e Davide di
www.artskaters.com 
Fb e Ig @artskaters

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