Dario Betti annuncia ufficialmente il nuovo percorso sul ghiaccio, la nuova vita a Milano.

E io cambio vita (o almeno ci provo )

Dario Betti, pluricampione del mondo di pattinaggio artistico a rotelle (tre titoli da junior, due da senior) a 21 anni ha deciso di cimentarsi sul ghiaccio per vedere ... l’effetto che fa

Muove i passi secondo la gamba, in ogni senso, in cerca del suo secondo sport, lontano parente del primo. Dario Betti, ventunenne perugino, ha riflettuto a lungo sul suo futuro poi ha deciso, spalleggiato da mamma e sorella, i suoi primi supporters, di battere nuove strade. Ha pensato di accantonare almeno per un anno l’amato pattinaggio a rotelle (dove havinto cinque titoli mondiali, tre da junior, due da senior) e di testare se il suo fisico e il suo talento lo possono sorreggere ad alto livello anche sulghiaccio. Per darsi un futuro professionale che le rotelle non gli consentiranno mai.

Dal mese di febbraio Betti si è trasferito da Roma a Milano, ha preso casa a due minuti dall’Agorà, lo stadio del ghiaccio milanese divenuto la sua seconda residenza. La frequenta cinque giorni la settimana agli ordini diLucia Civardi, allenatrice che in passato ha gestito anche Matteo Guarise, pattinatore che ha compiuto lo stesso percorso, la transizione dalle rotelle al ghiaccio. Quattro ore al giorno di ghiaccio sono il menù di Dario, senza deroghe.

L’esperimento è denso d’incognite, a partire dal raffronto fra la vecchia disciplina e la nuova. “Pensavo fosse un po’ più facile, in ragione della diversa velocità di esecuzione (molto maggiore sul ghiaccio; ndr) e del minore attrito, ma la mia era una visione semplicistica. Sono due discipline simili negli atteggiamenti atletici ma è tutto diverso in termini di attrezzo e di stabilità. Tra otto ruote e una lama c’è una differenza enorme, va tutto settato”.

Un vantaggio potrebbero essere le doti atletiche – Dario è uno dei pochi pattinatori al mondo in grado di eseguire un Triplo Axel su rotelle – ma lui smorza i facili entusiasmi: “Sui salti ho qualche chance, in termini di tecnica, ma anche lì bisogna regolare gli assetti, a partire dalla stabilità”. Da bambino, a Perugia, si è cimentato solo con le rotelle, il ghiaccio non l’ha “nemmeno sfiorato”.

Il problema, lo potete immaginare, sono le sue ambizioni. Per questo si è dato un anno per saggiare il livello a cui aspirare. Non nasconde che gli piacerebbe entrare nel novero degli atleti di interesse nazionale, ma perché questo accada bisogna fare punti, qualificarsi, e lui parte da zero. Con l’aiuto di una piccola sponsorizzazione (Umbria Pompe) e un supporto tecnico, le scarpe Edea. Scarpe per pattini, naturalmente.

“Entro dicembre saprò qual è il mio livello, setterò anche le aspettative. Non penso di frequentare a breve Europei, Mondiali e Olimpiadi, ma quello è il disegno”. Parla di disegni, non di sogni. E nel frattempo la Federghiaccio, che ha capito il soggetto, ne segue le mosse. Ogni tanto, senza farsi notare, emissari tecnici federali controllano il livello dei progressi di Betti. E non scuotono la testa.

Foto di: Alessandro Fiocchi

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