Si chiude il sipario per Tanja Romano

TRIESTE. A 28 anni la Regina ha deciso di deporre la corona. Scelta legittima, per certi versi attesa, che lascia comunque rammarico e tristezza ad ogni amante dello sport. Senza più Tanja Romano in pista non solo il pattinaggio su rotelle ma l’intera città di Trieste saluta un grande pezzo di storia.

Romano, è davvero convinta di questa decisione?
Era da un po’ di tempo che ci pensavo. Ritengo che con la vittoria nell’ultimo Mondiale ho davvero raggiunto un traguardo oltre al quale non si può più andare. Ho sempre sognato di smettere dopo aver raggiunto la piena soddisfazione personale ed ora quel momento è arrivato.

Crede di aver dato tutto quello che poteva al pattinaggio?
Ho dato tanto. Anche da un punto di vista tecnico e artistico. Ma ho anche ricevuto molto. Certo c’è anche da dire che la Federazione con il suo presidente (Sabatino Aracu ndr) non ha mantenuto la promessa di trovarmi un posto in un corpo militare.

Peccato. Il sindaco Dipiazza aveva più volte promesso di inserirla nel mondo lavorativo grazie ai suoi straordinari risultati, vero?
Vero. Purtroppo però il sindaco di Trieste non è riuscito a mantenere l’impegno che aveva preso con me: evidentemente non ce l’ha fatta.

Quindici titoli sono tanti. Ce n’è uno a cui è più legata?
Ogni titolo mi ha dato un’emozione particolare. Non perché sia l’ultimo, ma quello conquistato qualche mese or sono a Portimao, in Portogallo, ha un sapore davvero particolare: ho lottato tanto per riconquistare l’oro nel libero e riuscirci mi ha dato una sensazione unica.

Potesse tornare indietro sceglierebbe sempre uno sport non olimpico?
Sì, senza alcun dubbio. Il pattinaggio su rotelle pur non essendo tra le discipline rientranti nelle Olimpiadi fa parte della mia vita. E’ vero, ho deciso di cessare l’attività agonistica, ma proseguirò in questo mondo.

Ha mai provato rabbia o gelosia verso altre discipline maggiormente riconosciute da un punto di vista economico?
No, anche perché ho vissuto il pattinaggio sempre con passione pur essendo una disciplina non molto considerata a livello economico. Diciamo che pensando ai titoli vinti da Valentino Rossi, che grazie ai suoi risultati è miliardario, mi scappa una risata, perché conti alla mano ho vinto più mondiali di lui.

Ci indichi le figure che l’hanno condotta ad essere la campionessa che è.
Mia madre Nadia è stata il perno della mia attività. In questi anni mi sono resa conto che ad un livello agonistico è fondamentale la famiglia e mia mamma mi ha aiutato in tutto. Poi figure di rilievo sono stati i miei allenatori, Laura Ferretti, Mojmir Kokorovec, Andrea Bientinesi ed il mio coreografo Sandro Guerra. Non dimenticherei l’apporto del Polet, la società alla quale sono sempre rimasta fedele, nonché la Zkb, la Zssdi e tutte le società triestine di pattinaggio che mi hanno ospitata negli anni.

Quali sono ora i suoi progetti?
Sicuramente voglio terminare gli studi e conseguire la Laurea. Poi ho iniziato ad allenare e a montare delle coreografie. Mi piace cercare di trasmettere ai giovani quello che ho imparato io. Proseguirò anche con degli spettacoli su rotelle. Il pattinaggio è stato e sarà sempre con me.

da Il Piccolo

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