Roller Story: Raffaello Melossi

raffaello melossi

Oggi apriamo una nuova vetrina sul mondo delle rotelle, ispirati dall’intervista al presidente Sabatino Aracu di settembre, vi proponiamo con una veste nuova la storia di un giovane allenatore italiano. Creatore di molti campioni del panorama mondiale ripercorriamo più pragmaticamente le tappe della formazione di una delle più grandi scuole di pattinaggio italiano.

Con Raffaello Melossi abbiamo affrontato varie tematiche: Come affrontare l’agonismo con i più piccoli? Qual è il futuro del “pattinatore moderno”? Quali discipline sono importanti per la formazione di un atleta completo?

Intervista a cura di Ilaria Botturi.

 

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    1. Esperienze #madeinitaly

raffaello melossi

Incominciamo da qui… 

Raccontaci un po’ la tua storia di atleta e il percorso progressivo di allenatore che ti ha portato ad essere oggi una delle più vincenti realtà italiane del settore.

Inizio la mia attività agonistica alla fine del 1981, a 9 anni, sotto la guida Cristina Ghigi e Monica Ghini, presso la Società sportiva Pattinatori Massetani di Massa Marittima (Grosseto) una realtà piccola e lontana dall’agonismo e dalle strutture organizzate come tante se ne vedono oggi.

Nel 1990 approda nella nostra squadra, proveniente dalla società di un paesello vicino, Valpiana, un piccolo atleta, un talento smisurato che diventerà quattro volte campione del mondo di libero e che riporterà il titolo mondiale all’Italia dopo 16 anni dall’ultimo conquistato da Michele Biserni nel 1983; Luca Lallai.

Il 1995 è un  anno fondamentale nel mio e nel nostro percorso di crescita come allenatori e come società perché con Lallai ci si aprono le porte della nazionale e nuovi orizzonti si mostrano davanti a noi. Partecipo a molti raduni che mi permettono di trovarmi a fianco di grandi allenatori e, spinto dalla mia forte passione, seguo, ascolto, mi appunto note ed imparo, mentre con Cristina Ghigi accompagniamo Lallai a tutti gli appuntamenti nazionali.

CERTO, SE NON CI FOSSE STATO LUCA, IL MIO PERCORSO SAREBBE POTUTO ESSERE DIVERSO.

Come atleta ho gareggiato nella divisione nazionale arrivando sul podio, una volta secondo e una terzo alle competizioni nazionali. La mia carriera agonistica si chiude nel 1993, anno i cui mi trasferisco a Siena per frequentare la facoltà di geologia. Pattino quindi il mio ultimo anno da atleta presso il DLF di Siena con Anna Sprugnoli e qui inizio ad allenare; contemporaneamente inizio a seguire anche l’Hockey Club di Castiglion della Pescaia dove pattina un bambino di quatto anni che si chiama Santucci Marco.

Nel 1995 torno a Grosseto e seguo una società a Bagno di Gavorrano, un piccolo paese, e proseguo l’attività a Castiglion della Pescaia. Il vivaio nella nuova società è particolarmente ricco di giovani atleti dotati, coordinati e con gambe molto forti. Tra loro spicca una piccola atleta di nome Cuni Valentina, atleta bravissima che in terza elementare eseguiva tutti i salti doppi e che nel 1998 vince gli Italiani FIHP per la sua categoria (esordiente).

Nel 1998 siamo a Roseto degli Abruzzi, è il mio primo Campionato Italiano FIHP da allenatore; con me questa piccola atleta che pattina da solamente 3 anni e che si classifica terza negli obbligatori, seconda nel libero e prima in combinata. Risultati per me enormi che mai mi sarei aspettato di ottenere.

Questa partenza mi porta a dedicarmi anima e corpo alla mia passione che diventa da quel momento scelta e ragione di vita.

Nel 1999 continuano i successi di Cuni Valentina e inizia ad affermarsi anche Marco Santucci.

Nel 2000, ricordo ancora, mentre ero in spiaggia a fare un falò, mi arriva una telefonata che cambia ulteriormente e la mia vita… Al telefono è un’ amica, insegnante di pattinaggio, pluricampionessa del passato, la bravissima Sabrina Versalli, che mi offre il suo posto a Prato poiché lei si era sposata con un pratese ma voleva tornare nella sua città di origine, Pisa, per stare vicino a suoi genitori. Si trattava della società Primavera Prato, una delle più in vista della Toscana.

Per me questa occasione rappresentava un grande trampolino di lancio; ero quindi molto invogliato ma anche molto impaurito poiché accettare avrebbe richiesto un cambio di vita, il trasferimento a Prato e abbandonare le società di Bagno e Castiglion e tutti miei piccoli atleti che stavano crescendo e a cui ero molto affezionato. Un giorno, comunque, senza dire niente nemmeno ai miei genitori, vado a Prato a parlare con dirigenti della società.  Ci troviamo d’accordo e io decido di iniziare ad allenare da loro a settembre. Parlo poi con Castiglion e Bagno e purtroppo non ci siamo venuti incontro, quindi a quel punto, ho dovuto prendere una decisione. Sentivo che non dovevo rinunciare ad un’ opportunità  cosi  grossa e quindi, con molta tristezza, ho dovuto lasciare queste piccole società e mi sono trasferito a Prato. L’ unico atleta che mi ha seguito è stato Marco Santucci.

Dal 2000 al 2014 insegno alla Primavera Prato. Nel 2008 divento allenatore federale.

raffaello melossiNei 15 anni in cui ho lavorato a Prato, ho ottenuto risultati grandissimi. Per due anni siamo stati sul podio nella classifica nazionale delle società ed ho avuto sino a nove atleti in nazionale. Tra i tanti bravissimi atleti di questi anni ricordiamo:

  • Michela Aztori pluri campionessa italiana, pluri medagliata agli europei e terza ai mondiali
  • Candida Cocchi pluri campionessa italiana ed europea di combinata ed obbligatori e vice campionessa mondiale obbligatori 2008
  • Giulia Fornai di Grosseto che seguivo sin da piccola, pluri campionessa italiana ed europea e due volte campionessa del mondo
  • Giada Cavataio campionessa mondiale Jr
  • Benedetta Niccolini campionessa italiani Jr e Sr e vice campionessa mondiale Jr
  • Berti Cristina due volte campionessa italiana Sr, campionessa europea Sr e vice campionessa mondiale Sr
  • Alessio Gangi pluricampione italiano, pluricampione europeo e terzo ai mondiali Jr
  • Santucci Marco pluricampione italiano obbligatori, libero e combinata, campione del mondo Jr di obbligatori, libero e combinata, detentore di altre cinque medaglie tra libero, obbligatori e combinata nei vari campionati del mondo

A fine 1999 si trasferisce a Prato Luca Lallai che si tessera per la Primavera e che viene ad abitare da me mentre studia a Firenze all’università. Con Cristina Ghigi alleno Luca per il suo ultimo anno e mezzo di carriera agonistica. Questa per me è un'altra esperienza molto importante perché importante a livello di crescita è stato allenare un atleta tanto bravo quanto umile.

Nel frattempo ho collaborato con diverse società italiane e fatto diversi stage anche all’ estero, in Spagna, poi in Portogallo, Francia, Cile, Olanda. Molto importante la collaborazione con l’allenatrice argentina Mariacarmen Sanjuan. Ho lavorato molto con Mariangeles Mantuano pluricampionessa del mondo senior di obbligatori; molto spesso è venuta in Italia con me a pattinare. Importante anche la collaborazione con Rosa Pei in spagna, con la figlia Carla Pei, terza in libero e combinata ai mondiali senior in Brasile.

Nel 2014 mi trasferisco a Calenzano e apro una mia società, la Primavera dello Sport. Parte degli atleti rimango a Prato, la maggior parte degli atleti nazionali mi segue invece in questa nuova avventura.

In totale, ad oggi sono 20 le medaglie conquistate negli anni ai Campionati del Mondo da atleti seguiti da me.

    2. I successi del 2016

raffaello melossi

Il tuo 2016 è stato costellato da un’enorme numero di successi e risultati di prestigio in ambito nazionale ed internazionale. Potresti ricordarci tutti gli atleti con cui hai lavorato direttamente o con cui hai una collaborazione, con i relativi risultati agonistici della stagione appena conclusa?

Il 2016 è stato si un anno di successi. Parto dalla più piccola atleta della società, la talentuosa Luppi Giada categoria Allievi B, che si è classificata prima al Campionato Italiano FIHP di Piancavallo, libero e combinata con punteggi sino all’8.6.  Abbiamo poi i risultati degli obbligatoristi Donadelli Elena, campionesse italiana e europea jr e vice campionessa mondiale. Niccolini Benedetta che, al primo anno in categoria sr, si laurea campionessa italiana e quinta al campionato mondiale, Gangi Alessio campione italiano jr, vicecampione europeo e terzo classificato ai mondiali.

Seguo tantissimi atleti esterni ma quelli che hanno ottenuto risultati migliori sono:

  • Donadelli Alessia terza classificata al campionato europeo cadetti obbligatori
  • Trentini Chiara terza classificata al campionato europei jr obbligatori Eur Jr
  • Bianchi Rachele vincitrice del trofeo delle regioni categoria giovanissimi A
  • Pau Garcia, collaborazione che nasce da un’amicizia con gli allenatori con i quali c’è un reciproco aiuto, cadetto, campione europeo di libero e combinata. 

raffaello melossiHai diversi atleti molto forti già in tenera età. Che percentuale attribuisci alle doti di natura e quale alla qualità e alla quantità dell’allenamento?

Certo, la materia prima è essenziale perché il pattinaggio è uno sport fisicamente molto selettivo…, poi una buona tecnica e un pacchetto di ore che cresce con l’età del ragazzo permette di creare un buon atleta.

    3. Esiste una ricetta per il campione "moderno"?

santucci

Continuiamo a parlare di giovani: qual è la tua ricetta, o….quali sono i tuoi consigli per far sbocciare talenti già in giovane età? Quali elementi dovrebbe prevedere secondo la tua esperienza, la preparazione per gli atleti in erba? Quali i più importanti? Poi crescendo?

Qual è il segreto? Il segreto non ce l’ha nessuno, a volte bisogna avere fortuna perché uno può essere un bravo allenatore e non avere il materiale, viceversa possiamo trovare dei bambini che purtroppo non hanno degli allenatori preparati e questo è quello che si vede sicuramente in tante realtà italiane.

Io lavoro con la mia collega Barbara Audiberti a cui devo parte dei miei successi; Barbara ha un ruolo importantissimo nel nostro lavoro, è un bravissimo tecnico e coreografo, è collega ed amica insostituibile che mi ha sempre aiutato e supportato e senza la quale non avrei ottenuto tutti i risultati ottenuti sino ad oggi.

Con Barbara stiamo sempre molto attenti alle basi, l’impostazione delle curve, partenze, riprese e posture negli esercizi obbligatori, l’impostazione corretta dei salti da un giro e delle trottole di base che sono fondamentali nel percorso di un atleta per poter diventare un atleta evoluto. Purtroppo la fretta non porta ad un buon prodotto finale, quindi a volte conviene rimanere più indietro nelle categorie giovanili, poi se il risultato viene ancor meglio ma è fondamentale impostare bene il lavoro per il futuro.

Questo concetto è molto difficile da far capire ai genitori che vorrebbero subito il risultato, comunque cerchiamo sempre di provare a farlo capire.

La fretta non porta ad un buon prodotto finale.

E’ poi necessario iniziare subito con una ginnastica adatta al pattinaggio, una buona preparazione atletica. Su questo argomento ci sono varie correnti, l’importante è comunque che il bambino acquisisca scioltezza, rapidità e coordinazione, elementi fondamentali per il nostro sport. Sicuramente una base ottimale a mio avviso è quindi la ginnastica artistica soprattutto per i piccoli; successivamente la ginnastica artistica dovrà essere sostituita da una preparazione più mirata a quello che serve all’atleta, poi, se si potesse, sarebbe importante una base di danza classica per le linee affinchè i movimenti diventino più armoniosi.  

Fare un po’ di tutto porta alla completezza soprattutto adesso che ci stiamo avvicinando ad un sistema nuovo di punteggio che non premierà solo il salto ma premierà la globalità del programma.

Credo inoltre che l’allenatore debba essere onesto e non illudere, avere l’esperienza per capire se un atleta può andare avanti. Sicuramente a volte ci sono delle eccezioni, atleti che si sono dimostrati molti limitati in giovane età poi sono esplosi successivamente ma quasi sempre si vede se un atleta è portato per in nostro sport che è molto selettivo, tecnico, molto difficile, uno sport nel quale bisogna lavorare tantissimo, uno sport tecnico fatto di coordinazione e nel quale quindi, le doti di natura contribuiscono per una buona percentuale. Come si dice, l’atleta deve avere buone gambe per saltare, perchè la tecnica arriva fino ad un certo punto, infatti nonostante i grandi progressi fatti dalla tecnica grazie ai quali fino ai salti doppi bene o male tutti arrivano, il problema, soprattutto per le femmine, è andare avanti. Il maschio grazie alla sua struttura arriva ad un livello molto alto (per jr e sr maschile le gare sono più avvincenti, i partecipanti più competitivi), nelle femmine invece, a causa della diversa fisicità questo è difficile.

Molto importante quindi diventa anche la forma fisica delle atlete, in particolare dopo lo sviluppo quando tendono ad ingrassare, cosa questa che va poco d’accordo con i salti. Per questo  anche una buona istruzione alimentare e sui comportamenti di vita è fondamentale per arrivare a fare un doppio axel o un triplo.

Come sappiamo, poi, nel 2018 dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema di valutazione. Questo evento rappresenta una svolta epocale in quanto questo sistema ci porterà ad essere molto vicini al pattinaggio su ghiaccio, ovvero, farà in modo che nel pattinaggio artistico il salto rimanga ovviamente una componente fondamentale del libero ma allo stesso tempo non sarà l’elemento discriminante ed unico per vincere nel  senso che con il sistema nuovo di valutazione ci sarà tutta la globalità del disco che entrerà nel punteggio per contribuire a creare il totale. Quindi anche trottole, transitions, caratterizzazione, costruzione del disco porteranno ad essere più o meno vincenti.

Ad oggi, spesso vediamo atleti molto bravi a saltare con dischi non ben costruiti, con espressività molto poco accentuata etc. per cui questo nuovo sistema di valutazione implicherà sicuramente un lavoro più corretto nella costruzione di un disco e nella crescita e formazione di un atleta. Tutto questo ci avvicina molto anche al solo dance e quindi tutti gli atleti dovranno avere una base di solo dance per poter migliorare la pattinata, i fili nelle sequenze di passi ecc.

L’atleta “moderno”, dovrà essere abituato a questa mentalità e sicuramente vedremo, come stiamo già vedendo, un miglioramento stilistico  nella costruzione dei dischi e dei programmi; i programmi precedenti agli ultimi due anni risultano infatti già “antichi” rispetto a quelli di “ultima generazione”.

    4. L'agonismo con i più piccoli

Molti degli atleti da te seguiti hanno ottenuto grandi risultati negli obbligatori ed in combinata. Quale e quanta ritieni sia l’importanza degli esercizi obbligatori nella preparazione di un atleta?

Spesso accade che chi è bravo nel libero non lo sia altrettanto negli obbligatori, ma da piccoli ritengo siano indispensabili per la crescita tecnica di un atleta perché permettono la conoscenza del controllo del proprio corpo, dell’asse, dei fili, insegnano a ragionare a concentrarsi.

Qual è la tua opinione rispetto all’agonismo sportivo? Come lo proponi ai tuoi atleti? Mi riferisco ovviamente ai più  piccoli.

Dipende dall’atleta con cui sto lavorando; cerco sempre di non illudere quindi se ho un atleta che non è dotato cerco di fargli capire i suoi limiti e allo stesso tempo di tirar fuori il suo massimo, quindi, non grandi aspettative, ma cercare attraverso il lavoro di ottenere un massimo risultato che può essere anche una metà classifica al campionato regionale e comunque premia il suo ed il mio impegno. Quando invece ho l’atleta che vedo che può fare qualcosa di importante, cerco di stimolarlo il più possibile attraverso il lavoro corretto ad ottenere il massimo risultato che può avere.

Cerco sempre di far capire comunque, che l’agonismo è fondamentale nel percorso di un bambino perché crea un uomo e una donna educati, abituati al sacrificio, alla fatica. Purtroppo vediamo ragazzini e ragazzine che a 13, 14 anni, non facendo sport, sono già sulla strada con atteggiamenti poco consoni all’età che hanno e quindi cerco di improntare il mio agire considerando che l’agonismo anche se non sfocia nel creare un campione crea sempre un uomo o una donna che nella vita avranno meno problemi e riusciranno ad affrontarla in modo positivo.

l’ agonismo è fondamentale nel percorso di un bambino perché crea un uomo e una donna educati, abituati al sacrificio, alla fatica.

Alto livello giovanile. Sempre più si vede in varie discipline questo fenomeno. E’ un modello da applicare a tutti i giovanissimi o da riservare a chi ha determinate caratteristiche e predisposizioni? Quali i requisiti di un bambino per essere indirizzato verso livelli tecnici di rilievo con tutto ciò che ne consegue?

Il livello giovanile è altissimo ma poi la maggior parte dei bambini e bambine, bambine soprattutto, si perdono. Come mai?

Il livello è altissimo perché come si vede al Trofeo delle regioni, che io chiamo “un circo”, c’è un accanimento spropositato all’ottenere il risultato, quindi è logico che se prendi una bambina portata e la tieni 3/4 ore in pista al giorno, questa diventerà un “piccolo mostro”.

E’ logico anche però che se già nell’impostazione del suo lavoro da piccola è abituata a lavorare 3/4 ore al giorno, poi si trova davanti un muro perché da cadetta per mantenere il suo livello, ne dovrebbe fare 7, da jeunesse 8 e questo sappiamo che non è possibile, sia fisicamente e sia per gli impegni di vita dei ragazzi.

Per questo, molte di queste atlete essendo abituate al lavoro di quantità e non di qualità, finiscono per non essere più brave nel corso degli anni, perché sono stati affrettati dei percorsi e le basi non sono state corrette.

Per quanto mi riguarda, se poi c’è il risultato ben venga, perché a tutti gli allenatori piace vincere, compreso me, l’importante però è che il risultato sia frutto di un lavoro proporzionale e completo in cui, certo, come è normale, si aumentino le ore di allenamento nel mese che precede una competizione importante, ma in cui  non si “spremano” gli atleti già in tenera età perché altrimenti non riescono poi a lavorare adeguatamente da grandi.

Abbiamo esempi di atlete che hanno vinto fin da piccole e son diventate campionesse del mondo ma abbiamo anche esempi di molte atlete che vincevano tantissimo da piccole e poi da grandi non sono riuscite a mantenere questo standard a causa dell’impostazione sbagliata e sproporzionata del lavoro nel loro percorso a partire dai primi anni di agonismo.

Capacità tecnica ed esperienza/maturità artistica e personale dovrebbero andare di pari passo secondo te?

Sì certo, dovrebbero andare di pari passo, anche perché certe disinvolture, certe situazioni si imparano da piccoli. Anche dei piccoli che sono esuberanti non devono essere bloccati nel loro lavoro perché da grandi poi tendono sempre a limitarsi e a tirarsi indietro. Pattinata corretta e caratterizzazione devono andare di pari passo con l’impostazione tecnica di salti e trottole.

    5. L'arte del coltivare

 

Infine: cosa significa per te insegnare pattinaggio ai ragazzi?

Il pattinaggio è stata la mia più grande passione, come dico sempre ai miei atleti, tutto quello che mi ha portato a sacrificare il resto della mia vita per il pattinaggio è stata questa forte passione che sentivo dentro di me e che mi faceva sopportare la fatica, le rinunce; andare in discoteca quando ero ragazzino, andare in vacanza quando ero un po’ più grande perché d’estate c’erano sempre da preparare europei ei mondiali.

Sicuramente poi come tutti i lavori ci sono pro e contro, anche grosse delusioni perché comunque non siamo “sposati” con in nostri atleti e con i loro genitori e purtroppo nella vita succede che qualche atleta se ne vada, capitano discussioni con i genitori, e questo è normale in tutti i lavori; in ogni lavoro abbiamo a che fare con persone con caratteri diversi e con decisioni diverse dalle proprio opinioni.

Alla fine però, sì certe cose mi sono mancate e sicuramente a volte non dobbiamo esagerare, ma non mi pento di aver indirizzato la mia vita sulla strada del pattinaggio perchè è una cosa che ho sempre fatto volentieri, che mi è sempre piaciuta, che mi ha fatto girare il mondo e che mi ha fatto conoscere tantissima gente.

Cerco di trasmettere la mia passione agli atleti che vedo più portati per affrontare questo sport perché purtroppo il pattinaggio non è ripagato di tutti i sacrifici che gli atleti soprattutto, le famiglie e gli allenatori fanno perché non c’è un riscontro economico nemmeno per un atleta che può raggiungere risultati importanti, quindi la sola cosa che può far loro sopportare gli enormi sacrifici e rinunce è la passione.

La passione, l’amore per questo sport, che è il principale motore per andare avanti.

Cerco di far capire agli atleti e ai genitori che se anche i risultati agonistici non sono quelli che ci siamo prefissati non è comunque stato un buttar via il tempo perché posso dire che ragazzi che ormai hanno trenta anni e che hanno seguito il percorso agonistico, oggi sono uomini e donne in gamba, persone mature che hanno affrontato la vita sicuramente con un bagaglio che non sempre può avere chi non ha affrontato l’agonismo. L’atleta  è abituato a ragionare, ha una vita sansa, è abituato entrando in pista ad affrontare l’emozione e a cercare una prestazione buona e piacevole, come poi gli capiterà di fare eventualmente un colloquio o in un’esperienza di lavoro. L’agonismo da sicuramente ha una marcia in più e quindi per un genitore è sempre un buon investimento.

E…domandone finale…Data la tua passione ed abilità, come garantire lunga vita….alle orchidee?? ;-)

L’altra mia grande passione è la campagna, i fiori, anche perché vengo da una famiglia di vivaisti, nonni e bisnonni hanno avuto tutti negozi di fiori e vivai e io abito in un casolare sulle colline di Calenzano dove, nel tempo che ho a disposizione mi piace curare il giardino e coltivare le orchidee, come potete vedere dalle foto su facebook. Il segreto è il pollice  verde che forse mi è stato tramandato dai miei bisnonni dato che io non è che faccia cose particolari ma le piante mi rifioriscono e non muoiono mai nonostante il tempo che dedico a loro sia comunque limitato.

Per quanto riguarda le orchidee in particolare, posso dire di non tagliare mai lo stelo nonostante sia sfiorito perché è da li che poi rinascono i boccioli. Molto spesso la gente una volta che è sfiorito taglia lo stelo e quindi penalizza la pianta. Poi annaffiare da sotto e scolare bene per non fare marcire le radici e ogni tanto fertilizzare.

Grazie Raffaello per questa intervista, per la tua disponibilità e impegno. Buon lavoro a te e ai tuoi atleti!

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