Il meraviglioso mondo di Mario Vitta

​Abbiamo pensato di intitolare così questa intervista perché crediamo che apprendere una disciplina sportiva e fare attività artistica e motoria nella scuola di Mario ed Elvia sia un’esperienza molto piacevole ed estremamente arricchente sotto tutti i punti di vista.

Per questo sarebbe bello che tanta ricchezza e la filosofia che la sottende fosse a disposizione di tutti i giovani e giovanissimi che si avvicinano alla nostra disciplina cosicchè il pattinaggio potesse diventare per loro, non come si legge in uno slogan che gira su internet, una “droga”, ma un elemento e un’ occasione di educazione e formazione.

Formazione non tanto o non solo di atleti ma, prima di tutto, di persone, capaci, nel corso del loro percorso di assaporare e sperimentare molti aspetti dell’esperienza “vita” e di formare, con tutti questi contributi, una propria personalità libera, sensibile, aperta, spaziosa e capace, infine, di portare bellezza a tutti i livelli.
Persone capaci di…”pattinare la loro vita nel mondo” e di rendere la disciplina “vita” migliore nel corso della storia.
Addentriamoci quindi in questo “meraviglioso mondo” e scopriamone la ricetta e i fondamenti.

LA STORIA DI MARIO ALLENATORE

​Quando e’ iniziata la tua attività di allenatore?
​Presso quale società?
​Quali esperienze avevi alle spalle che ti hanno permesso di poter iniziare ad insegnare?
​Elvia ha sempre insegnato con te?l meraviglioso mondo di Mario

​Il 14 marzo 1969 iniziai ad insegnare il pattinaggio artistico presso la società sportiva Polet di Opicina, mio paese natale; il mio primo atleta fu Pavel Sedmak, a cui è dedicato annualmente un trofeo internazionale. Alle spalle avevo tutte le esperienze sportive del baseball e del pattinaggio artistico, e un corso di base con un’insegnante di ghiaccio di Lubiana, Ivica Knavs.
​Con Elvia ho iniziato ad allenare nel 1970, al Centro Federale di Trieste, portando in breve tempo il numero degli iscritti da 3 a 82. Assieme a Carmela Colotti, ho organizzato anche la sezione pattinaggio della Polisportiva Opicina nel 1971.
​All’inizio del 1973, oltre ad essere uno dei fondatori, assunsi la direzione tecnica assieme a Elvia, del Pattinaggio Artistico Jolly portando ben presto il nuovo Sodalizio ad emergere nei Giochi della Gioventù e nei Campionati Federali. ​ ​
​Con tanti sacrifici, mi sono recato in ogni posto possibile per studiare e apprendere, affermandomi così come tecnico, tanto da essere nominato nel 1986 allenatore della nazionale azzurra ai Campionati del Mondo in Colombia. ​
​I titoli italiani, europei, mondiali dei miei atleti mi hanno permesso di crescere continuamente, ma le riviste, i saggi, e le manifestazioni da me ideate e realizzate sono senz’altro il mio fiore all’occhiello. Posseggo molta fantasia, cerco la perfezione anche se so che non esiste, mi piace molto la musica e la coreografia, cerco di dare alle mie rappresentazioni quel tocco in più che rende unico uno spettacolo.​

Quali sono gli atleti da te/voi allenati, che negli anni hanno ottenuto importanti risultati agonistici? E tu ed Elvia avete ricevuto riconoscimenti come allenatori?

Gli atleti più rappresentativi della nostra scuola sono stati:

A livello Mondiale
Singolo: ​
Sandro Guerra ​7 Medaglie d’oro ai Campionati del Mondo (5 di Combinata e 2 di Obbligatori), 1 Medaglia d’oro World Games ( Giochi Mondiali) (specialità “Libero”)
Francesco Cerisola ​2 Medaglie d’oro ai Campionati del Mondo(1 di Combinata e 1 di Obbligatori)
Coppie Artistico: ​
Elisa e Giovanni Simeoni, Loiri Morea e Giovanni Melideo
Coppia Danza: ​
Clara Rech e Boris Mazziero

A livello Europeo
Oltre ai già sucitati atleti si aggiungono David Vitta e Gabriele Giorgi nel Singolo, la Coppia Artistico Loiri Morea e Alessandro D’Aiuto e le Coppie Danza Emanuela Corenica Boris Mazziero e Francesca Pergola Ezio Mazziero.

A livello Nazionale
135 Titoli Italiani
La nostra scuola ha avuto l’onore di aver dato i natali a ben 42 azzurri in tutte le specialità del pattinaggio artistico: Singolo Maschile e Femminile, Coppia Artistico, Coppia Danza, SoloDance e Pattinaggio Spettacolo.

Riconoscimenti di Elvia e Mario Vitta
​Abbiamo avuto sempre grande soddisfazione nell’essere invitati all’estero, a portare le nostre esperienze sia in nazioni già affermate sia in luoghi dove c’era bisogno di progredire. Ho avuto l’onore di essere chiamato nel Centro Olimpico di Colorado Springs negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda, a Taiwan, in Germania, in olanda, in Portogallo; Elvia in Brasile, più volte in Australia, in Spagna, in Francia. Ci apprezzano molto per il lavoro che svolgiamo e direi che questo è il riconoscimento più prezioso.
I riconoscimenti ufficiali sono:
Mario: Presidente dell’I.R.S.T.A. (International Roller Skating Trainer Association) Associazione Mondiale degli Allenatori di Pattinaggio Artistico, Premio Panathlon, Stella d’Oro al Merito Sportivo C.O.N.I.
Elvia: Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Hockey e Pattinaggio dal 1990 al 1992, Responsabile Gruppo Allenatori, Premio Donna Sport nel 1992, Premio Panathlon, Stella d’Argento al Merito Sportivo C.O.N.I.
​Siamo stati Tecnici Federali nelle Specialità del Singolo, Coppia Artistico, Coppia Danza.
​Ho avuto più volte l’incarico di Regista nelle Cerimonie di Apertura e Chiusura di Campionati Italiani, Europei, Mondiali, non solo relativi al nostro sport.
​Siamo dal 1973, anno di fondazione del Pattinaggio Artistico Jolly i responsabili tecnici della società.
​Abbiamo collaborato per molti anni con la FIHP producendo testi come: Pattinare giocando, Coreografia per piccoli atleti, La Coppia Artistico, il Ritmo (C.O.N.I.), l’Equilibrio, la Guida Tecnica F.I.H.P. per i Centri Avviamento allo Sport.

MARIO TECNICO
3.​Non abbiamo ancora avuto la fortuna di partecipare ai tuoi allenamenti ma ci incuriosisce e affascina molto capire tutte le tue invenzioni e quali contributi attingi e da quali altre discipline artistiche e sportive. Puoi parlarci di questo?

Sono fortunatamente dotato di una gran fantasia e sono curioso, ho la capacità di trovare sempre qualcosa da imparare e tutto questo fa si che, amando il pattinaggio e non avendo avuto grandi mezzi a disposizione, professore di tecnologia quale sono, abbia sempre trovato sistemi per facilitare l’apprendimento della bio meccanica e quindi della tecnica del nostro sport.
A questo proposito grandi soddisfazioni ho avuto dall’incontro con colui che ritengo sia uno dei più grandi maestri della storia del pattinaggio: Alexej Mishin. Con lui ho potuto verificare la validità dei miei sistemi.
​Importantissimo per la mia formazione fu un corso della durata di una settimana, nel 1980, organizzato dal CONI e attuato per l’interessamento del M.d.S. Piero Giunta, dove si programmò uno studio semestrale basato sulle capacità coordinative e in particolare sull’equilibrio di ogni tipo. Per me ed Elvia fu una vera sfida da cogliere al volo: programmazione di 2 corsi sperimentali, uno allenato tradizionalmente, l’altro seguito in modo sperimentale con notevole riduzione di ore sui pattini, esercizi a bizzeffe, rotazioni sui talloni, sulle punte, con la testa diversamente inclinata, ecc. Dopo 6 mesi di lavoro risultò un miglioramento tecnico del 600% nel corso che non aveva usato il metodo tradizionale!
Mi piace osservare tutto ciò che si muove e studiarne le leggi. Ho inventato quindi, anche se non brevettato, una “macchina” formata da un cestello di lavatrice rotante per mezzo di un cuscinetto da camion, con una pedana stabile alla base. Ho sperimentato l’uso di un trapezio per affinare lo studio sul corpo in volo e la traslazione del pattinatore su un cavo d’acciaio posto a 5 metri di altezza. Per aumentare la sensibilità del piede uso i “clic-clac” , semplici tavolette di legno che facilitano la comprensione dello spostamento del peso corporeo lateralmente e in senso antero-posteriore. Per le posture e la consapevolezza corporea uso gli elastici.
Sono sempre in attività e sto scoprendo continuamente nuovi orizzonti………

MARIO ORGANIZZATORE DI EVENTI e INIZIATIVE
4.​Eh già, di Mario sono noti anche gli spettacoli, tradizione importante del Jolly, addirittura precursori supponiamo dei gruppi spettacolo e spettacoli straordinari come “Bora”. Ci vuoi illustrare alcune delle tue esperienze più significative in questo settore? E soprattutto puoi spiegarci bene perché per Mario gli spettacoli sono così importanti nella dimensione pattinaggio?

​Innanzitutto devo dire che secondo il mio parere per un pattinatore è molto più gratificante l’applauso del pubblico rispetto alla votazione da parte degli ufficiali di gara. Chi ti applaude lo senti come un amico, che ti aiuta, ti incoraggia, mentre è ben diversa la figura del giudice, e questo soprattutto nel periodo formativo. Nello spettacolo impari a socializzare, a condividere, a dare comunque il massimo di té stesso, e lo fai divertendoti, in pista non ti senti mai solo. Sei consapevole che, seppure nell’ombra, ci sono tutti gli altri, dagli atleti all’addetto al trucco, dal solista al macchinista, dalla parrucchiera al responsabile tecnico, e tutti lavorano per un obiettivo comune: la riuscita dello spettacolo.
​Al Jolly anche se sei agli esordi nel pattinaggio impari cos’è la musica, la recitazione, la danza, incrementi le tue esperienze motorie e capisci che sei importante, anche se non sei particolarmente dotato o capace di eseguire salti tripli. C’è sempre un posto per te.
​Ritengo inoltre che lo spettacolo sia la migliore via per pubblicizzare il nostro sport e per aumentare il numero degli iscritti allorquando gli spettatori comprendono che il pattinaggio può essere uno sport accessibile a tutti.
​Posso dire che ogni mio spettacolo aveva la sua unicità. “Bora, Soffio d’Amore” è stato realizzato per onorare la mia città Trieste. Ho scelto e rivisitato una vecchia leggenda e l’ho portata in pista con arti complementari al pattinaggio. Ho coinvolto 11 campioni del mondo e 167 atleti partecipanti. Il messaggio che ho voluto dare era l’ ”Amore” nelle sue varie forme. “Magico Jolly” invece, nato come 25° anniversario della società, è stato una sfida con me stesso: volevo portare sui pattini nuove culture, come la ritmicità della danza irlandese o la filosofia della Ruota di Medicina o percorrere il Sentiero della Bellezza dei Pellerossa, guidato da uno studioso dei Nativi. Abbiamo anche aperto nuove frontiere pattinando sulle note di musical cantati dal vivo. Mio figlio Nathan ha cantato il “Fantasma dell’Opera” mentre suo fratello David ne interpretava il ruolo con i pattini e l’emozione è stata unica. Con questo spettacolo siamo riusciti a richiamare tanti ex atleti, addirittura l’attuale CT Fabio Hollan. E’ stata una gran festa per i 132 partecipanti.
​Con l’esordio alla regia di Nathan è stato realizzato anche “Notre Dame De Paris”, che per l’intensità dell’interpretazione, dopo ore di studio sotto la guida di un noto attore, ci ha portato ad esibirci oltre che nel Palazzetto di Chiarbola, anche in un teatro vero, dove abbiamo fatto il tutto esaurito, con stand ovation finale. In questo spettacolo, ricco di pathos, avevamo fatto un riuscitissimo connubio con la ginnastica ritmica e avevamo precorso i tempi del musical di R. Cocciante.
​Come non ricordare poi “Trilogia” al Meeting dell’Amicizia di Rimini, “Jollywood” con il “Bolero” di Ravel, superbamente interpretato da Sandro Guerra o “Jesus Christ Superstar” pattinato intensamente da Francesco Cerisola.
​E adesso è necessario mettersi al lavoro per organizzare qualcosa di nuovo in occasione dei 45 anni del Jolly, magari sulla scia di “Bora, Soffio d’Amore”.

5.​Nel mondo di Mario non mancano nemmeno originali proposte e progetti (vedi “Peter Pan” o la Gara dei colori per es.). Puoi parlarci di questa ulteriore tipologia di tue “invenzioni”?

​Il “Trofeo dei Colori” è semplicemente una gara sociale a squadre, divise per colore, dove gli atleti partecipanti vanno dall’ultimo arrivato dei principianti al più esperto dei pattinatori. La competizione si disputa in 4 giornate. Ogni squadra presenta il suo concorrente chiamato ad eseguire una difficoltà prestabilita. Per la valutazione una giuria, formata da Tecnici, non espone dei numeri ma delle cartelline colorate (come le squadre) esprimendo in tal modo la preferenza in merito alle esecuzioni presentate da ciascuna squadra. Viene stilata quindi una classifica parziale per ogni giornata e una finale: ecco che il nostro sport talmente individuale diventa finalmente uno sport di squadra.
​Un’altra forma del pattinaggio a squadre è rappresentato dalla competizione internazionale da noi organizzata in aprile in onore del fondatore del Jolly, il “Memorial G.Levi”. Questa è una gara aperta a tutte le nazioni, in cui la composizione delle squadre viene sorteggiata sul momento, per cui nello stesso team possono trovarsi 3 francesi, 4 italiani, 1 sloveno,1 croato, 1 portoghese, ecc. I ragazzi socializzano e si divertono, oltre che sportivo c’è un valido scambio culturale, e le tasse d’iscrizione formano il monte premi finale, con un piccolo “tesoro” da dividere tra i componenti.
​Il Progetto “Peter Pan” nasce invece per favorire nell’allievo lo sviluppo dell’intelligenza motoria e la conquista delle corrispondenti capacità coordinative e condizionali con la progressiva maturazione della coscienza di sé e del proprio corpo in rapporto al mondo esterno.
​Un ruolo determinante, in una preparazione artistico-sportiva così concepita, viene svolto dalla molteplicità degli stimoli, dalle capacità del linguaggio corporeo e dalla consapevolezza motoria in tutte le sue forme ( gestuale, acrobatica, musicale, artistica, mimica,ecc.) ed è attraverso tale esperienza diretta che l’atleta potrà esprimere le proprie potenzialità personali.

IL PATTINAGGIO SECONDO MARIO
6.​E veniamo al punto centrale della “questione”. Proposta ed esperienza motoria, artistica e agonistica, sociale ed educativa. Come intendi tu Mario il pattinaggio? Quale ritieni debba essere la principale mission di una società sportiva?

​Per me è prioritaria l’educazione motoria-sportiva, con il massimo rispetto di quella che è la personalità dell’atleta; si aggiunge poi la condivisione degli obiettivi e i sistemi e i tempi per raggiungerli, l’organizzazione e la programmazione per ottimizzare il percorso di crescita di ognuno.
In questi tempi in cui i continui cambiamenti delle regole del gioco e la corsa alle alte prestazioni anche in età giovanile, ti spingono a ottenere risultati immediati, la società sportiva si trova ad un bivio e deve operare delle scelte, o seguire “la corrente del fiume” o mettersi sulla riva e meditare. Forse a volte è importante riuscire a tornare sui propri passi.

MARIO E L’ AGONISMO GIOVANILE
7.​In una visione così ampia del valore, del ruolo e delle possibilità del pattinaggio, l’agonismo potrebbe essere un elemento in più, ulteriormente arricchente della proposta rotellistica. La possibilità di imparare ad essere lottatori (data l’etimologia della parola).
​L’ esperienza ci mostra però che, sin da bambini, ci siano indoli più o meno “combattenti”. Per alcuni l’agonismo e’ come un viaggio in autostrada, per altri un percorso molto più tortuoso, talvolta, in alcune circostanze addirittura impossibile.
​Agonismo vuol dire anche 8/10 ore di pista a settimana già dai sei/sette anni.
​Nella tua visione l’agonismo deve essere necessariamente per tutti? E l’agonismo inteso come posto in classifica deve essere il fulcro e la meta di una società sportiva con tutto ciò che ne consegue? Ritieni, infine potrebbero o dovrebbero esserci forme di agonismo più adatte ai bambini rispetto a quelle canoniche del pattinaggio?

​Io ritengo che l’agonismo nel suo significato letterale, esista nel DNA di ognuno di noi in percentuali diverse, e lo intendo innanzitutto come gara con se stessi, come miglioramento individuale. Per comprendere dove sei a volte è importante un confronto con gli altri, ma sullo stesso piano, con gli stessi parametri, una misurazione a pari difficoltà. I ragazzi dovrebbero essere guidati passo a passo a partecipare a competizioni di loro portata, dove non sia determinante la vittoria, ma il percorso intrapreso, una gara non dovrebbe risultare mai un’esperienza da dimenticare !!!
​La negatività di certe situazioni mal affrontate rimane dentro per tutta la vita e i problemi che spesso dobbiamo risolvere sono derivanti da ansia di prestazione. Per intenderci meglio cito l’articolo di Adelia Lucattini “Sport bambini: l’Agonismo fa male ???” (http://d.repubblica.it/benessere/2013/10/24/news/sport_agonismo_figli-1856940/?refresh_ce) e con ciò .. invito tutti a riflettere.

Un grandissimo grazie a Mario ed Elvia per il preziosissimo tempo concessoci :), per la loro disponibilità e per questa grande intervista, un solido concentrato di esperienze e di importanti spunti di riflessione per tutti.

Uniamo al coraggioso percorso di Mario ed Elvia ed al loro invito a riflettere, un paio di pensieri; il primo di Eugenio Enrile, il secondo del prof. Guido Saraceni.
“Lo Sport è un mezzo stupendo di educazione giovanile basta servirsene non solo per gli effetti che esso produce sul piano della salute e su quello della “saggezza motoria”, ma anche per quelli che produce su altre sfere, in quanto conferisce autocontrollo psichico, esalta le energie spirituali, tempra il carattere, contribuisce decisamente alla formazione integrale della personalità umana. Lo Sport è quindi ”mezzo”, non“fine”. Il “fine” è l’Educazione.
“I bambini non sono miniere da cui estrarre prestazioni e vittorie, ma il futuro del quale dobbiamo avere cura”

Il saluto sempreverde del Maestro Mario possa essere un auspicio davvero “green” per un progresso sportivo intelligente, partecipe di un progresso culturale attento e saggio che sempre più si dimostra estremamente necessario.

 

di Ilaria Botturi

Tags:

  • Show Comments

Rispondi

You May Also Like