Matteo Guarise e Nicole della Monica ai microfoni di Skatingidea

nicole della monica e matteo guarise

Un’intervista che non potevamo perdere

Felici di dar voce a due grandi atleti con l’intervista del nostro nuovo editor Matteo de Sabbata, vi invitiamo a seguire Matteo e Nicole anche su FacebookBuona lettura amici!

 

Mentre finisco di parlare con Luana Zanella, organizzatrice della serata introduttiva con ospiti di grandissimo calibro, vedo passare una coppia. La coppia del momento. Mi congedo da Luana e in fretta li rincorro. Il mio dito incontra la spalla di Nicole, che si gira.

Dopo i complimenti d’obbligo dopo un’esibizione come la loro, chiedo di poterli intervistare. Entrambi mi guardano e con un sorriso e una vivacità tutta loro, mi dicono di si.

 

Ciao Matteo! Io seguo soprattutto le rotelle e mi interessava sapere qualcosa sulle origini della tua passione per il pattinaggio, che ti ha portato a vincere tre mondiali con Sara Venerucci e ti ha poi portato dove sei ora.

 

Io ho avuto la fortuna di abitare di fianco alla pista di pattinaggio, quindi sin da piccolo con il fatto che non c’era la struttura e quindi i bambini pattinavano all’aperto, io andando a giocare al parco vedevo questi atleti che dal mio punto di vista sfrecciavano e anche io volevo andare veloce come loro. Quindi ho iniziato e non mi sono più fermato.

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Qualcosa riguardo la transizione da rotelle a ghiaccio. Le differenze che trovi tra rotelle e ghiaccio, soprattutto a livello mentale.

 

G: Sicuramente un cambio importante perché le differenze son tante. Soprattutto dal punto di vista mentale e tecnico i fattori sono diversi. Fondamentalmente, per chi volesse compiere questa transizione, bisogna resettare il cervello e fare quello che bisogna fare da zero. Non si può trasportare quella che è la tecnica e la memoria muscolare dalle rotelle sul ghiaccio. Ricominciare da zero, a ricostruire la casa dal primo mattone. Questo forse è l’ostacolo più grande da affrontare.

 

Tutti sanno della tua vita parallela nel mondo della moda. Come mai hai lasciato da parte la tua carriera da modello per tornare al mondo del pattinaggio? Fare il modello non era più “facile”, soprattutto dal punto di vista economico?

 

Fondamentalmente pattinare è la cosa che mi piace, quindi ho seguito la mia passione, che riesce a darmi qualcosa che la moda non riusciva a darmi. Nn è che ho proprio abbandonato ma diciamo che il 99% del mio tempo lo spendo pattinando. Se succede che con l’1% del tempo riesca a farci combaciare un lavoro lo faccio volentieri. Non ho tempo da “perdere” per andare a lavorare e guadagnare dei soldi che mi porta poca soddisfazione tanto quanto ho tempo da “perdere” per andarmi ad allenare e fare quello che mi piace veramente.

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C’è un detto popolare, che dice “Mogli e buoi dei paesi tuoi”. Pensi che possa essere applicabile alla tua storia? In particolare riguardo la tua esperienza con le due partners americane.

 

Sicuramente pattinare con una connazionale è molto più semplice. Sia dal punto di vista linguistico che da quello mentale. Io dico che Nicole e Sara, prendo anche Sara come partner perché è quella che mi ha rappresentato nella mia carriera di pattinatore a rotelle, hanno un carattere molto diverso ed è stato anche difficile essere il partner di due ragazze così diverse. Pregi, difetti.. una un po’ più testona, una più musona, diciamo che la sintonia bisogna trovarla. Sono entrambe delle ragazze speciali e mi sento fortunato in tutte e due le situazioni ad aver avuto due persone che mi hanno sopportato, perché come Nicole ben sa, ho la testa abbastanza dura.

 

Ciao Nicole, tu nasci come singolo. Non so se è così anche nel ghiaccio ma nelle rotelle il sogno di tutte le ragazze, per lo meno da piccole, è fare coppia. Vorrei sapere se ti senti fortunata e se preferisci la coppia rispetto al singolo.

 

Nel ghiaccio non c’è mai stata una grande tradizione della coppia, quindi è un po’ diversa questa cosa rispetto alle rotelle. Però diciamo che fino a 16 anni ho fatto singolo poi ho avuto un momento in cui non volevo più pattinare. Ho voluto provare la specialità della coppia perché per me era nuova e significava nuovi stimoli per andare avanti e fare qualcosa che non avevo fatto fino a quel giorno. Però preferisco per quanto mi riguarda la coppia rispetto al singolo. Non voglio dire che è più facile ma è sicuramente diverso. Avere una persona al mio fianco mi aiuta ad essere più sicura in pista perché condivido quello spazio insieme ad un’altra persona. Di conseguenza condivido agitazione, paura ma anche soddisfazioni e belle emozioni. Ecco perché, tutto considerato, non tornerei assolutamente indietro al singolo.

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Guarda il video completo dell’esibizione sulla nuova pista da ghiaccio di San Vendemiano

Dimmi qualche parola su Matteo.

Abbiamo una buonissima sintonia, cosa che mi mancava con il partner di prima. Riusciamo a lavorare veramente tanto senza scontri troppo forti. Anche quando discutiamo è una cosa che dura 5 minuti e poi passa. Ecco perché riusciamo a costruire molto di più rispetto a quello che facevo prima. Poi è un gran testone, non ci posso fare niente, ma forse è anche quello un pregio quindi va bene così.

 

Una domanda per entrambi. La stagione è iniziata bene e l’esperienza di Varsavia ne ha dato prova. Che cosa vi aspettate per questa stagione 2016 e che aspettative avete anche per il 2018?

 

Sicuramente da questa stagione ci aspettiamo dei programmi più puliti perché abbiamo lavorato duramente e siamo molto più sicuri degli anni precedenti. Vogliamo andare in gara e dimostrare ad ogni competizione di saper fare bene quello che sappiamo fare. Ce ne freghiamo del risultato. Sappiamo farlo, vogliamo farlo, la gente si diverte e si emoziona vedendocelo fare e quindi noi diamo il 100% in questo.

 

E’ importante anche l’apporto del pubblico.

 

Certamente. Senza il pubblico non possiamo avere un riscontro. Possiamo fare tutti i sollevamenti e i salti che vogliamo ma se non c’è un pubblico a sostenerci manca tutta l’altra metà dell’emozione e della soddisfazione che proviamo mentre ci esibiamo.

 

Credete che iniziative del genere, in cui è il pubblico il vero protagonista, siano importanti? Credete che il pattinaggio come sport giudicato molte volte “di secondo piano” abbia bisogno di queste iniziative?

 

Crediamo siano molto importanti perché danno la possibilità a persone che non ci vedono tutti i giorni di entrare a contatto diretto con noi. Persone che magari non avranno mai la possibilità di venire a vedere una gara dal vivo. Sappiamo che sono tante le persone che seguono il mondo del pattinaggio ma in questo modo sicuramente a loro facciamo un gran regalo. Ne facciamo però uno anche a noi tutti come movimento del pattinaggio, perché grazie a eventi del genere nuove persone vengono coinvolte e iniziano ad interessarsi e a sostenere tutto il movimento.

 

 

Dopo l’intervista Luana ci chiama e tutti insieme beviamo uno Spritz. In pochi minuti ho capito ancora una volta che i grandi campioni lo sono dentro ma soprattutto fuori dalla pista. Matteo e Nicole lo sono. Gentili, disponibili, sorridenti, simpatici. Loro sull’olimpo ci pattinano, ma poi scendono e sono come tutti noi. Sicuramente un grandissimo esempio per tutto il mondo del pattinaggio e non solo.

Intervista di Matteo de Sabbata

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