L’esperienza di Cecilia Pizzagalli al Workshop di Michael Byrne

michael byrne

Oggi intervista speciale alla nostra video editor Cecilia che ha partecipato con entusiasmo al primo workshop in Italia del coreografo Michael Byrne ospite della San Gabriel Gymnasium di Roma.
Michael vanta le migliori presenze nella produzione del musical Starlight Express ed è autore di un mix coreografico tra roller e danza che si fondono alla grande quando il videomaking prende piede, un’artista del mondo roller d’avanguardia.

Come sei venuta a conoscenza di questo workshop?

Inizialmente avevo visto l’evento su Facebook proprio sulla pagina di Skatingidea e mi ero incuriosita, subito dopo è arrivato l’invito alla mia società, G.S. Lepis (Piacenza). Mi sono direttamente informata presso le organizzatrici Arianna D’Onofrio e Cristina Vannini della società San Gabriel Gymnasium (Roma). Arianna mi ha raccontato la sua esperienza a Barcellona dove aveva assistito ad un altro workshop di Michael ed era rimasta così entusiasta da volerne organizzare uno anche in Italia. E direi che c’è riuscita con grande successo!

Perché hai deciso di partecipare?

Ero desiderosa di scoprire questa nuova realtà di coreografia sui pattini abbinata alla danza.

Oltre alla mia carriera di pattinatrice ho frequentato corsi di danza e il ballo è una delle mie grandi passioni. Spero un giorno di diventare una brava coreografa e non perdo occasione per sperimentare nuove forme di espressione nel pattinaggio artistico.

Inoltre c’è la possibilità di entrare a far parte del cast di Michael per lavorare con lui in nuovi progetti internazionali.

Come si è svolto il workshop?

Il workshop è durato due giorni e si è svolto a Roma. Michael ci ha insegnato parte della sua coreografia del brano “Run”, molto complessa e innovativa. Da vero professionista Michael ha preteso fin da subito la perfezione dei passi e l’impegno nell’interpretazione ed espressività da parte di tutti. Insieme alla sua assistente Lauren le ragazze hanno anche imparato la coreografia di “Come get it” mentre i ragazzi hanno lavorato con Michael su un brano Hip Hop.
Hai imparato cose nuove?

Michael ha esordito dicendo: “So che siete dei bravi pattinatori ma oggi dimenticatelo”.

Ha subito messo in chiaro che nel workshop non avremmo fatto i passi tradizionali del pattinaggio artistico a rotelle ma un genere completamente diverso, molto più legato alla danza in un mix di hip hop, danza moderna, breakdance…

Noi siamo abituati a pattinare in velocità, a stendere le gambe e tirare le punte, qui invece chiedeva tutto il contrario. Anche se da vedere non sembra così difficile, ballare da “fermi sul posto” con i pattini è uno sforzo fisico enorme; inoltre abbiamo dovuto coinvolgere tutte le parti del corpo che siamo soliti tenere in tensione mentre pattiniamo, quali il busto, le spalle, i fianchi e il petto. Abbiamo quindi dovuto scioglierci e scoprire il movimento libero del corpo in nuove “dimensioni” nello spazio.

Michael ha esordito dicendo: “So che siete dei bravi pattinatori ma oggi dimenticatelo”.

 

Come ti è sembrata questa esperienza?

Sono stata elettrizzata ed entusiasta: è stata un’esperienza che rifarei ancora e che vorrei indicare a chiunque sia appassionato di danza e pattinaggio. È stata anche una bella sfida: Michael ha parlato unicamente in inglese esprimendosi con termini tecnici specifici ed è stato un doppio sforzo, fisico e mentale, per rimanere concentrati e capire nel dettaglio le correzioni e spiegazioni.

Quale futuro vedi per questa nuova forma di coreografia?

Penso che lo “Skate dancer” di Michael possa aprire nuovi orizzonti nel mondo del pattinaggio a rotelle: proporre spettacoli al grande pubblico rappresentati in spazi ridotti come teatri, palcoscenico o studi televisivi. Invece il pattinaggio artistico tradizionale richiede ampie piste per eseguire le difficoltà in velocità.  Si distingue dai canoni tradizionali della tecnica rotellistica poichè Michael presenta una performance in una veste dinamica con coreografie innovative in cui le due discipline danza e pattinaggio si fondono in un genere artistico “ballato sul posto”.

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