Le scuole italiane penalizzano gli sport agonistici: i numeri del Miur

Le scuole italiane penalizzano i giovani e gli adolescenti che praticano sport agonistico di alto livello. Compresi quelli che rappresentano l’Italia con i colori azzurri, in Europa e nel mondo.

Si invitano tutti gli istituti scolastici a non considerare lo sport come avversario dell’attività didattica ma come alleato nella formazione delle nuove generazioni. Anche perché, lo sport produce il 2% del prodotto interno lordo e diffonde valori positivi nella società.

Tuttavia, nella maggioranza delle scuole italiane, la questione è ancora snobbata e, in molti casi, ci sono docenti convinti che lo sport sia inconciliabile con i libri.

Cosa ben diversa rispetto a quanto accade in America: al punto che i loro college arrivano ad attirare i nostri studenti atleti, formati in Italia, con allettanti offerte di studio e di lavoro.

Il ministero dell’Istruzione (Miur), in collaborazione con il Coni, gestisce un programma sperimentale sugli studenti atleti di alto livello, spesso vissuto con diffidenza dal mondo della scuola.

I numeri del programma Miur

In questo anno scolastico 2017-2018 sono 1.309 gli studenti-atleti coinvolti (+191% rispett o al 2016/2017), iscritti in 356 scuole di 18 regioni, soprattutto nei licei scientifici (44% del totale delle scuole partecipanti), negli istituti tecnici (21%), nei licei sportivi (18%) e negli istituti professionali (3%).

Sono seguiti da 596 tutor scolastici e 721 tutor sportivi, pur se a ogni tutor sportivo dovrebbe corrispondere un tutor scolastico. Sono oltre 70 le discipline sportive praticate dagli studenti «agonisti». Le più seguite: il calcio (22%), gli sport acquatici (14%), l’atletica e il basket (entrambe all’8%).

Le regioni con più scuole aderenti al programma del Miur sono Lombardia (22%), Lazio (12%), Piemonte ed Emilia Romagna (10%). Numeri ancora bassi.

La teoria combacia con la pratica?

Se il programma sperimentale del Miur è la teoria, la pratica vissuta nelle scuole è diversa: si va da studenti-atleti che non raccontano ai docenti difare agonismo per timore «di ritorsioni», a professori che abbassano i voti «a prescindere»; ad altri che, pur senza mai essersi interessati allo sport praticato dal giovane, si ritrovano agli esami di maturità studenti assunti da gruppi sportivi già inseriti nel mondo del lavoro, ad alcuni che ancora minacciano interrogazioni «a sorpresa» e debiti ad atleti delle nazionali giovanili.

Alcuni professori tacciano lo studente agonista di alto livello di essere un «privilegiato», causando un distacco dai compagni. In realtà, si tratta di giovani che di scuole ne fanno due: una è fatta di banchi e libri, l’altra di tanto sudore e voglia di arrivare primi.

Fino alle olimpiadi.

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