La parola a Sara Locandro e Fabio Hollan tra la fine del campionato italiano e l’inizio degli impegni internazionali.

sara locandro - fabio hollan

Le opinioni dei vertici del settore sulla situazione del movimento rotellistico.

Eccoci al termine del campionato italiano 2018 che ci traghetta verso un finale di stagione particolare, che vedrà la conclusione di un’epoca, quella del sistema di valutazione 0-6 e 0-10.
Un periodo di transizione e cambiamenti, di impegni per tutti su tutti i fronti. Una stagione che ha visto anche addii che non avremmo voluto dare in modo tanto prematuro…
Grazie al lavoro di tante persone il pattinaggio a rotelle sta provando ad evolversi e migliorarsi.

Anche in occasione degli italiani è stata effettuata, per la categoria senior, una votazione parallela fatta con il sistema RollArt
In questa stagione atleti coach e coreografi si sono sforzati di portare in pista programmi adeguati al nuovo sistema, sentiamo cosa hanno da raccontarci Sara Locandro e il CT Fabio Hollan

Qual’è la Tua opinione in merito? Hai visto maggior attenzione e migliore qualità nei singoli elementi? Parlacene nel dettaglio.

F: Sicuramente la mia opinione in merito ai programmi è positiva soprattutto dal punto di vista della realizzazione dei programmi stessi, anche se talvolta nella costruzione, l’eccessiva ricerca di riempire e curare tutti questi aspetti ha portato a creare programmi talmente carichi che hanno condizionato la qualità dei singoli elementi tecnici e le prestazioni degli atleti. L’aspetto più positivo è stato, e questo mi preme sottolineare, in particolare il lavoro fatto sulle transition, siamo passati da una situazione di quasi rilassamento ed a volte di troppo respiro nel preparere gli elementi tecnici ad una ricerca affinata, non scontata ed imprevedibile nel presentare i diversi elementi che però anche in questo caso ha prodotto in parecchi atleti un’affanosa corsa creando un po’ di scompenso nei programmi. Tutto questo era quasi inevitabile e le prestazioni ne hanno dato ovviamente conferma in tutte le specialità. Sicuramente il tempo ed il costante allenamento in questa direzione permetterà a tutti di trovare il giusto equilibrio. L’aspetto che ancora secondo me viene poco valorizzato sono gli skating skills e le performance che in previsione del nuovo sistema di valutazione saranno molto importanti. Quindi se dovessi dare dei consigli ai tecnici ed agli atleti direi di investire ancora di più su questi due ultimi aspetti che incideranno molto di più rispetto all’attuale sistema di valutazione. Ovviamente sottolineo che le mie considerazioni sono fatte a 360° su tutte le specialità: singoli, coppie artistico, coppie danza e solo dance.

S: Tutto sommato la grande rivoluzione dei Campionati Italiani 2018 è stata che tutti hanno provato a pattinare meglio e ciò non è poco. Qualcuno c’è riuscito, qualcuno no, qualcuno ci ha provato ma ha frainteso i concetti, comunque siamo sulla buona strada. Naturalmente io mi riferisco soprattutto al pattinaggio individuale e in proposito risponderò voce per voce.

TECHNICAL ELEMENTS e QOE

  • Livello della difficoltà presentate (jumps, spins, step sequence, choreo step sequence)
  • Qualità elementi tecnici
  • Non ho visto un grande miglioramento tecnico nell’esecuzione dei salti, che sono l’elemento a cui guardo con particolare attenzione e che personalmente preferisco, mentre nelle trottole qualche tentativo c’è stato anche se in alcuni casi un po’ “goffo e forzato”
  • Le step sequence le ho trovate spesso ancora troppo lente e alla ricerca estrema della difficoltà del passo mentre alcune non le ho neanche riconosciute… In generale un po tutte uguali e monotone.
  • Il concetto di coreo sequence a mio parere, non è stato interpretato in modo corretto in quanto ritengo che una coreo deve presentare elementi originali che interessino, stupiscano e coinvolgano chi guarda; le coreo dovrebbero rappresentare la capacità, sensibilità e originalità dell’artista in senso innovativo e d’immagine. Non vi è dubbio che si dovrà dialogare con i coreografi e gli allenatori affinché creino coreo innovative e originali e con gli atleti perché sappiano interpretarle. Siamo solo all’inizio di un lungo processo di crescita e di miglioramento della disciplina che sicuramente ci condurrà a raggiungere alti livelli in un prossimo futuro; abbiamo tecnici bravissimi, atleti semi-professionisti tra le categorie dei “BIG” e nelle categorie inferiori, atleti molto impegnati e dotati,  pertanto operando in maniera sinergica sicuramente il progresso sarà assicurato.

COMPONENTS

Skating skills

  • Pattinata e impostazione del corpo
  • Lavoro di piede e sui fili
  • Sul primo punto c’è ancora da lavorare…i passi incrociati e la postura lasciano ancora a desiderare anche su atleti evoluti, invece a livello di lavoro sui fili e molleggi ho visto un discreto miglioramento

Transition

  • Lavorazione dei dischi (momenti vuoti, fluidità, varietà, qualità e difficoltà dei passaggi, cura)
  • Qualche tentativo c’è stato  anche se in modo discontinuo e spesso a discapito delle velocità. Spesso le transition erano sempre le stesse davanti ai salti, in modo tale da risultare monotone e insignificanti (ad esempio un contro tre davanti agli axel ecc.)

Performance

  • Uso del corpo
  • Capacità espressiva
  • Coinvolgimento nel programma e resa comunicativa
  • Gradevolezza estetica e appropriatezza e coerenza stilistica
  • Intima capacità di coinvolgimento
  • In generale siamo ancora lontani da performances soddisfacenti; chi si sapeva esprimere ha continuato a farlo, sugli altri atleti il lavoro in questo senso personalmente non l’ho visto

Coreografia

  • Disegno
  • Chiarezza dell’idea, appropriatezza di ogni scelta all’idea
  • Studio, ricerca e valore dei movimenti corporei
  • Adeguatezza musicale (della musica al tema scelto, dei movimenti alla musica, senso e sensibilità musicale)
  • Quanto espresso a proposito della performance vale anche per la coreografia.
  • Per quanto concerne le scelte musicali poi sono ancora dubbiosa: la musica cantata va sicuramente bene,è una buona alternativa e aumenta notevolmente la varietà di scelta, ma si sente di tutto, anche qualche parolaccia…e comunque come ho avuto modo di dire scherzosamente: “non siamo al piano bar…”
Nelle categorie cadetti, jeunesse e junior e allievi hai visto le stesse tendenze migliorative?

F: Sicuramente anche nelle categorie giovanili si sono notate delle migliorie ed è giusto sia così altrimenti perdiamo il concetto della crescita di tutti degli aspetti positivi richiesti dal nuovo sistema di valutazione. Se il lavoro è stato impegnativo nella categorie maggiori (Junior e Senior) per creare degli adattamenti ad atleti in parte già formati deve invece essere di grande stimolo proprio nelle categorie giovanili dove questi adattamenti possono essere sicuramente più rapidi e ad lungo andare più produttivi.

S: Si

E’ possibile affermare che il pattinaggio stia crescendo grazie a Rollart? Qualche perplessità/paura in merito al nuovo sistema?

F: Certamente che c’è e ci sarà una una crescita con il nuovo sistema, l’importante è non correre troppo o meglio assimilare le cose con gradualità altrimenti c’è rischio di caricare eccessivamente perdendo il concetto di qualità che rimane una priorità assoluta.

S: Sicuramente il pattinaggio sta crescendo grazie a RollArt, ogni atleta vuole prendere un punteggio maggiore e con RollArt è costretto a fare un percorso anche di qualità diverso dal precedente.

Prima l’elemento “salto” era determinante per la classifica, perché le trottole avevano un peso minimo sul punteggio totale: potevano influenzare il primo punteggio (il punteggio tecnico) solo se non si facevano o si facevano male, ed essendo il punteggio di stile collegato a quello di difficoltà, anche scendendo o salendo di poco col secondo punteggio la classifica non cambiava in maniera significativa. Adesso non sarà più così.

F: Perplessità; beh come detto quello di bruciare le tappe velocemente, tempo al tempo con gradualità, presentando inizialmente programmi e livelli inferiori ma di grande qualità. Credo per molti la perplessità sia stata  quella di dire che era meglio iniziare dalle categorie inferiori per poi salire gradualmente su quelle maggiori e questo lo posso capire, ma è anche vero che se vogliamo prevedere un cambio radicale nel nostro movimento dobbiamo farlo comunque a 360°, è chiaro che il partire dalle categorie maggiori è stato fatto anche per capire dove si può e si vuole arrivare, ma soprattutto quale deve essere l’obiettivo finale. Sarà poi sicuramente l’abilità e l’esperienza dei tecnici a trovare il giusto equilibrio ma soprattutto la giusta propedeuticità per arrivare poi ai massimi livelli grazie anche alle direttive ed ai regolamenti che saranno prodotti e valutati di anno in anno a livello nazionale ed internazionale.

S: Perplessità sul RollArt ce ne sono e riguardano la “taratura” del sistema, perchè, affinchè le classifiche siano giuste, bisogna che ad ogni elemento tecnico venga attribuito il giusto peso; tutte le difficoltà devono avere un valore tale da determinare un giusto equilibrio nei punteggi ed è anche fondamentale che questo sia chiaro per tutti, atleti, allenatori e giudici… ma con RollArt vale la pena di rischiare perché sicuramente ci sarà una evoluzione positiva col tempo

Organizzativamente come hai visto il campionato? Affluenza di pubblico? Copertura media, pubblicizzazione evento e condivisione contenuti?

F: I campionati di Folgaria sono stati sicuramente positivi per molti aspetti; palazzetto accogliente  e luminoso, massima disponibilità da parte degli organizzatori a venire incontro a tutte le necessità degli addetti ai lavori, clima molto confortevole visto il periodo particolarmente caldo, pensare di fare questi campionati in pianura ed in un palazzetto senza clima sarebbe stato terribile. I programmi orari sono stati in linea con le passate stagioni, sicuramente in previsione dell’applicazione del RollArt bisognerà fare attenzione e verificare bene i numeri finali degli atleti partecipanti alle rispettive categorie per evitare che le competizioni siano troppo lunghe.

L’affluenza del pubblico direi che è stata discreta nel complesso, migliore nella settimana Junior/Senior più contenuta in quella dei Cadetti/Jeunesse. Discreta pure l’attenzione dei media nel pubblicizzare l’evento in un territorio nel quale la tradizione delle rotelle è poco conosciuta rispetto al ghiaccio, ed è proprio per questo che è stato dato il giusto risalto al nostro sport sia da parte dell’ amministrazione che dell’azienda turistica locale che si è dimostrata disponibile ad ospitare nuovamente in futuro altre edizioni dei campionati di pattinaggio a rotelle.

S: Complessivamente direi che il campionato sia stato organizzato in maniera soddisfacente, anche perché va sottolineato che oggi non  è facile organizzare un Campionato Italiano in quanto i costi di gestione sono sempre più elevati, mentre gli sponsor sono pochi e sovente difficili da reperire.

Non vi è dubbio che chi si assume l’onere di organizzare e gestire un campionato italiano fa un grande sforzo economico, deve dedicarci tanto tempo, coinvolgere e coordinare numerosi collaboratori con diverse competenze, ecc., pertanto è da apprezzare.

Per il futuro bisognerà cercare di far evolvere anche il sistema  organizzativo, rendendolo più professionale in tutte le sue implicazioni, dall’accoglienza, ai servizi, alle prove pista, ai programmi, alla pubblicizzazione dell’evento, ai pacchetti con offerte migliori stile gara-vacanza,ecc., in  rapporto anche all’evoluzione delle performances degli atleti, della crescita generale imposta dalla nuova formula di giudizio, della presa di coscienza da parte di tutti (coreografi, allenatori, atleti) che il pattinaggio artistico non è  e non sarà più solo uno sport per dilettanti, ma una disciplina in continua evoluzione, in funzione anche di una maggiore visibilità della disciplina.

Per quanto riguarda l’affluenza di pubblico direi che forse è stata scarsa in rapporto all’importanza dell’evento che non ha solo una valenza nazionale ma internazionale dal momento che l’Italia è leader mondiale nel settore, e ciò è imputabile in parte allo streaming,  che negli ultimi anni da un lato ha indotto molti a vedere il campionato da casa ma che al contempo ha permesso a tutto il mondo di seguirci in tempo reale.

Quali nuovi obiettivi di crescita vedete per il pattinaggio?

F: Sicuramente da un punto di vista tecnico, e riprendo quanto detto in precedenza, lavorare molto ma veramente molto sull’aspetto degli “skating skills ” che come si è ben capito mi sta molto a cuore, il buon pattinaggio deve prevalere ed avere priorità assoluta, investire molto di più nella formazione e  nella crescita del corpo arbitrale che con le nuove figure previste dal nuovo sistema Rollart devono assumere sempre di più un aspetto ed un ruolo professionale sotto tutti i punti di vista. Al tal proposito sarà sempre di più necessario una costante e giusta sinergia tra i tecnici e le nuove figure giudicati nel sistema Rollart per affinare sempre meglio il nuovo sistema di valutazione.

S: Il pattinaggio è tecnicamente in crescita e si sta diffondendo sempre di più come disciplina ludica e al contempo formativa, ma penso che debba fare un passo di qualità per assumere il ruolo del quale è degno, debba emergere dai puri tecnicismi per affermarsi con la giusta popolarità e al contempo assumere un ruolo importante tra le discipline sportive nazionali ed internazionali.

Penso che ci vogliano idee nuove integrative e complementari, gare spettacolo e spettacolarizzazione del pattinaggio e degli eventi, ma VERAMENTE spettacolo, e non solo gare.

Ad oggi il pattinaggio artistico a rotelle sembra confezionato quasi solo per gli addetti ai lavori, per chi mette i pattini e per i parenti stretti dei pattinatori e nei palazzetti in occasione delle competizioni si vedono sempre le stesse persone.

Il pattinaggio può e deve richiamare il pubblico che non sia solo di pattinatori o ex pattinatori, e creare una schiera di Fans disposti a seguire questo sport perché appassionante.

Abbiamo un “prodotto” bellissimo che non sappiamo valorizzare in maniera adeguata; tante volte vedo qualche “spettacolo”  improvvisato e mi vergogno dell’immagine che diamo, ovviamente non parlo di saggi sociali o altro di simile che comunque sono apprezzabili, ma di qualcosa che vuole essere di più e che vorrebbe andare oltre e invece  spesso rasenta il cattivo gusto e dà di noi un’immagine distorta.

Hai potuto riscontrare uniforme professionalità nei vari ambiti e livelli del pattinaggio?

F: In questo momento di grande cambiamento non è facile riscontrare una univoca professionalità, sicuramente come detto sopra la sinergia tra gli allenatori e le nuove figure giudicanti diventerà vitale, credo che stiamo andando verso un sistema dove il confronto e l’interazione tra tecnici e giudici dovrà  essere costante e sempre più stretto. Secondo me la volontà c’è, ma non basta, bisogna far confluire ulteriori risorse per incrementare questi momenti di confronto e di formazione soprattutto in aggiornamenti di tipo pratico sulle piste. Contemporaneamente credo però sia necessario, anche un confronto ed una condivisione anche tra i dirigenti del settore tecnico centrale e quello periferico dei comitati regionali in particolare tra i consiglieri della specialità di artistico per poter trasferire le conoscenze in maniera più rapida ed efficace su tutto il territorio nazionale, cercando di seguire degli standard e dei protocolli organizzativi che facciano da guida nella realizzazione di eventi e manifestazioni.

S: Si sta andando verso il professionismo ormai; gli allenatori che fanno questo lavoro a tempo pieno sono moltissimi e vivono di questo, molti atleti si dedicano in maniera pressoché totale agli allenamenti pensando magari di intraprendere in futuro la carriera di allenatori.

I giudici invece, in generale, non sono professionisti e non stando in pista tutti i giorni con allenatori ed atleti, andrebbero aiutati fornendo loro materiale didattico di ottimo livello e con un’informativa puntuale e continua sulla tecnica in evoluzione, inoltre andrebbero aiutati maggiormente economicamente in quanto è evidente che hanno una grande passione, ma non è giusto approfittare di ciò; danno un grande servizio e sempre di più si richiede loro professionalità, ma tutto ha un costo e bisogna sostenerlo se si vuole migliorare.

Quali sono i Tuoi prossimi programmi e impegni?

F: Ma direi che i principali ed imminenti  impegni sono in primis i Campionati Europei che si svolgeranno alle Azzorre dal 31 agosto al 9 di settembre ai quali parteciperemo con una squadra ridotta rispetto allo scorso anno in quanto la trasferta si preannuncia molto impegnativa in termini di costi sia per quanto riguarda il viaggio che la logistica, e poi successivamente i Campionati Mondiali in Francia dal 1 al 13 di ottobre pv. Altra cosa importante sarà quella di predisporre i programmi per i prossimi corsi di aggiornamento e di formazione per i tecnici che si svolgeranno nei prossimi mesi.

S: Io ho una “certa età”, sto aspettando e sto suggerendo alcuni cambiamenti e, dopo aver contribuito nel passato all’evoluzione tecnica del pattinaggio, intendo stimolare i giovani affinchè  si facciano avanti, si pongano non solo con la presunzione di essere, ma con la voglia di fare, con la competenza, con la preparazione, con idee nuove ed originali.

Nel pattinaggio  c’è lavoro, c’è spazio per tutti, ma ci vuole un po’ di umiltà e molta genialità per farci crescere agli occhi della gente, per farci apprezzare.

Le nuove leve non possono pensare di ripercorrere le strade che noi stessi abbiamo percorso, ma devono far frutto dei percorsi che abbiamo tracciato e poi guardare avanti, andare oltre, creare percorsi nuovi, inventarsi cose nuove, usare la fantasia.

Non ha alcun senso guardare ancora solamente se l’atleta ha preso un decimo in più o in meno  e perdere di vista l’orizzonte che è molto più ampio.

La mia paura per il futuro è che, come dice il mio amico Sabatino, “tutti viaggiano talmente a senso unico e sono abituati a fare solo cappelli… che sanno fare solo quelli… e se la gente nascesse senza testa?

ONE MORE by Sara Locandro

S: Infine permettetemi di dire un’ultima cosa.

Io amo questo sport e ho dedicato la vita al pattinaggio, trascurando molte cose e rinunciando a molte altre, ma non posso parlare di aver fatto sacrifici, perché la passione mi ha ripagato di tutto e non cambierei la mia vita vissuta con nessun’altra, ma mi piacerebbe che in futuro ci possano essere le persone che con passione e competenza sappiano rendere superlativo il sogno di un pattinaggio di altissimo livello spettacolare e tecnico.

Grazie enorme a Fabio Hollan e Sara Locandro per questa bellissima intervista, per la loro disponibilità, per la loro professionalità e la loro dedizione alla nostra disciplina.

Tags:

  • Show Comments

Rispondi

You May Also Like

Un giovane cadetto. Riva 1999

Follonica 1999, campionato europeo… nasceva un campione, un giovane cadetto ammalia il pubblico europeo ...

Lucija Mlinaric, emozioni d’oro.

Siamo onorati e lusingati di poter scrivere di lei, una delle pattinatrici più grandi ...

Intervista a Sara Venerucci

Ho trovato questa intervista di Sara, oltre a quella del papà e di Matteo ...