Intervista a Sara Venerucci

Ho trovato questa intervista di Sara, oltre a quella del papà e di Matteo che metterò, nel sito del pattinaggio Jolly Trieste nel pagina di Bora Soffio d’amore, ultimo spettacolo della società, proposto al pubblico con i grandi del pattinaggio italiano.

CHIACCHERANDO CON SARA VENERUCCI di mecchia@tin.it
Finalmente riesco a parlare con Sara: è stata al trucco oltre mezzora e poi dovrà andare dai parrucchieri che faranno diventare i suoi capelli d’argento.

Sara: campionessa del mondo nella categoria coppia artistico juniores minuta, un corpo perfetto e guizzante che in pista esprime tutta la sua potenzialità.
Ci sediamo in uno spogliatoio, su una panca e ammiro la sua compostezza: le gambe unite le mani in grembo, la testa inclinata verso me; quasi principesca, abituata da sempre a stare in scena, quindi ora dovrò in qualche modo infrangere la sua statuarietà.
Non ci vuole molto, le dico subito chi sono e cosa faccio nella vita e che ho una figlia della sua età che fa il suo stesso tipo di scuola. Già, perchéSara Venerucci va a scuola! Ad agosto farà 18 anni, e non fa una scuola qualsiasi, frequenta un Liceo Scientifico ad indirizzo sperimentale con un piano di studi ampliato all’area matematico informatica, cioè fa più ore di lezione che in un normale liceo scientifico.
E l’ultima sera partirà immediatamente da Trieste, dopo lo spettacolo serale, perchél’indomani ha compito in classe.– Dio mio, ma riesci a fare tutto? –
Basta organizzarsi, la mia organizzazione è rigidissima, se ci si aggiunge che per libero mi alleno a Ferrara! Deve funzionare tutto come un orologio. Certo non riesco molto a socializzare con i compagni di classe, non vado alle loro feste, però per il resto sono come le altre, ho anche il ragazzo.
– Ma va! E come fai? –
Lui è di Roma, è un pattinatore, essendo che anche lui pattina è più comodo.
Mi pare che la vita di questa ragazza sia tutta organizzata, quasi mi spaventa, ma quando parla del pattinaggio il suo viso è quello di una persona felice:
– Dimmi del pattinaggio! –

E’ fantastico, è la mia valvola di sfogo, la mia ancora di salvezza: quando pattino non penso più a niente, pattino e basta, non penso alle lezioni di scuola che devo recuperare, non penso alle discussioni con mia madre, le voglio tanto bene, ma con lei discuto sempre e stressa, sempre alla ricerca della perfezione!
Mi viene da ridere, queste frasi le ho già sentite, da Cerisola che, mente faceva boccole su boccole, di fatto faceva training autogeno e da mio figlio, con il quale discuto fino allo spasimo su tutto e poi lo stresso! Tutto il mondo è paese. Vabbè, ora le faccio una domanda difficile:
– Come riesci a gestire famiglia e pattinaggio? –

Non è facile, anche se noi ce la mettiamo tutta, cerchiamo di non portare a casa i problemi che nascono in pista e viceversa, ma mio padre e mia madre sono pattinatori ed allenatori ed alle volte è difficile. Per questo ora, per libero, mi alleno a Ferrara, perchécerco di separare un po’ i due mondi. Non mi piace che gli affetti vengano contaminati dal lavoro. Sono una figlia d’arte, e il mio problema è quello di non deludere mai. So di essere fragile ma sono anche testarda.
E’ vero! Parlando con lei, guardandola, viene da paragonarla ad un cristallo, la cui durezza è enorme, non è duttile, ma quando si infrange va in mille pezzi. Poi raccoglierli potrebbe essere un’impresa ardua.
– Come è il tuo rapporto con Matteo? –

Pattino con lui da otto anni, il nostro è un rapporto altalenate, abbiamo caratteri molto simili, tendiamo alla perfezione e non ammettiamo mai di avere torto, però alla fine costruiamo, eliminiamo gli errori anche se, alle volte, discutiamo troppo. Ma c’ è una grande stima e fiducia reciproca che fa superare ogni ostacolo.
– E la tua esperienza triestina?-Finalmente Sara ha rilassato le spalle, le mani non sono più strette in grembo, ma le usa per esprimersi, le gambe sono diligentemente accostate, ma non rigide, finalmente sorride con gli occhi. Bella, impegnativa, emozionante! Sono tutti molto alla mano. Spesso, non per mia volontà, mi ritrovo ad essere la reginetta della pista. Qui sono stata riconosciuta come atleta, ma nel lavoro sono stata considerata una del gruppo e mi sono sentita bene, per questo senso di appartenenza che non sempre trovo. Io, di mio, sono una con i piedi per terra e mi disturba se mi viene appiccicato addosso il ruolo di star bizzosa.

No, qua tutto fantastico, tutti gli atleti tecnicamente di ottimo livello e contemporaneamente persone con cui ridere e scherzare. Mi pareva di conoscere tutti da sempre. Tutti sono stati fantastici, anche i ballerini che quasi non conoscevo. Gli allenatori poi non bravi, bravissimi, attenti, precisi.
-Trova il lato negativo ed il lato positivo di questa esperienza –.
Negativo è stata la stanchezza, oltre allo spettacolo le mattine mi allenavo per una gara che abbiamo tra poco.
Positivo: tutto il resto. Pattinare fa parte della mia vita, e pattinare assieme a tante persone, una folla di persone, è esaltante. – Cosa vorresti nel tuo futuro? –
Io credo che il pattinaggio stia scritto nel mio destino, non perchésono figlia d’arte, perchéè così, quindi continuerò a pattinare. Per il mio futuro non desidero nulla di particolare: una vita felice, nella quale i soldi non sono una parte determinante, ma in cui felicità e serenità la facciano da padroni.

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