L’importanza della Coreografia – Sandro Guerra

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Diamo il via ad una serie di interviste sul tema “importanza della coreografia nel pattinaggio” per avvicinarci sempre di più all’idea di “bel pattinaggio”. Oggi pubblichiamo la prima intervista a Sandro Guerra e ci confronteremo sulle varie tecniche e pensieri che rendono protagonista non solo il pattino ma anche lo spirito.

L’importanza della coreografia – Sandro Guerra.

Intervista a cura di Federica Zambon
Come nasce solitamente una tua coreografia? Da che elemento parti per poi costruirla?

Dalla musica sicuramente.

Ti ispiri a qualche ballerino o compagnia di danza? (se sì fai qualche esempio di una particolare coreografia di danza a cui ti sei ispirato per poi realizzare una coreografia sui pattini)

Non ho particolari ballerini o compagnie di danza alle quali mi ispiro. Studio invece il lavoro dei singoli coreografi in composizioni specifiche, dei teorici della coreografia e quello dei compositori della musica. Fra i coreografi sicuramente citerei George Balanchine, Jiri Kylian, William Forsythe, Pina Bausch, Martha Graham, Merce Cunningham, Paul Taylor, Mark Morris (solo per citarne alcuni).

Per quanto riguarda la musica, come avviene la scelta? In caso di musica composta appositamente per la coreografia, quanta libertà viene data al compositore, e che linee guida deve seguire?

Per una composizione originale solitamente il progetto parte dall’idea. Discutiamo assieme sulla linea da seguire, espongo le esigenze tecniche e lo stile della coreografia. La musica prende forma, nota dopo nota, dopo molti confronti estetici, soprattutto musicali. dopo questo lascio molta libertà creativa.

Che step segui nella costruzione della coreografia? Quanto tempo ci impieghi solitamente per realizzarne una? Se realizzi le coreografie di diverse discipline, ci sono differenze in termini di tempistiche e di importanza data a certi aspetti piuttosto che altri (ad esempio musica e vestiti)?

Generalmente studio molto la musica, le indicazioni estetiche del e sul compositore e mi baso principalmente su tutto questo. Cerco di trovare dei compromessi fra quello che vorrei fare artisticamente, le esigenze tecniche e quello che in quel momento il pattinatore o i pattinatori riescono a dare da tutti i punti di vista.

In generale il montaggio di una coreografia segue strade diverse a seconda che i pattinatori siano già artisticamente pronti o meno. In quest’ultimo caso faccio un lavoro propedeutico, più tecnico, e cerco di dare le basi del movimento necessario per i lavori futuri. seguendo un percorso di apprendimento percio’ le tempistiche variano da pattinatore a pattinatore, e anche da quanto quest’ultimo è disposto a lasciarsi “guidare” in questo processo. Sicuramente è molto importante anche educare il “sentimento”, attraverso la scoperta e la consapevolezza delle emozioni.

Le coreografie dei gruppi sono quelle più lunghe da costruire, visto il tempo necessario da parte dei pattinatori nell’assimilarle. Anche qui varia molto da gruppo a gruppo, dalle basi tecniche, dalla coesione del gruppo, dal lavoro settimanale a casa con gli allenatori, dalla spinta e dalla motivazione a migliorarsi.
Ogni tipologia di gruppo in base alla mia esperienza ha dei prerequisiti: nei quartetti e nei piccoli gruppi le capacità tecniche del pattinaggio di base sono molto importanti, mentre nei grandi gruppi è la spettacolarità dell’insieme che ha il suo peso nella riuscita del lavoro. Nei gruppi richiede inoltre molto tempo la realizzazione dei costumi e lo studio dell’utilizzo degli accessori quando previsti nella coreografia.

Che direzione pensi che debba prendere una coreografia di singolo e coppia artistico? Trovi che sia importante che abbia anche elementi di danza al suo interno?

Io credo che il bel pattinaggio debba essere imprescindibile in qualsiasi specialità. Da quello che ho potuto constatare in tutti questi anni, i fuoriclasse hanno sempre unito tecnica, talento artistico, personalità e anima in pista… Ai ragazzi che seguo dico molto spesso che una volta smessa l’attività, rimarrà il ricordo di come pattinavano e delle emozioni trasmesse, al di là di un doppio axel o un triplo.

Per quanto riguarda i gruppi show, quanta importanza dai nelle tue coreografie agli elementi di tecnica di gruppo? Quanti invece alla tecnica del singolo (tre, volte, boccole)? Trovi che sia più importante l’elemento scenografico o la tecnica?

La tecnica di gruppo è molto importante, direi la chiave nei Gruppi Show. Direi inoltre che più un gruppo ha al suo interno pattinatori consistenti dal punto di vista tecnico, più la tecnica di gruppo può essere costruita in maniera elaborata e ricca. Nei quartetti e nei piccoli gruppi in generale abbiamo già un livello buono della tecnica del singolo, mentre nei grandi gruppi possiamo tutti migliorare in tal senso. Credo che sia necessario trovare il giusto equilibrio tra l’effetto visivo e il contenuto tecnico e nello stesso tempo dobbiamo ricordarci che la tecnica è al servizio dell’espressività.

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