L’importanza della Coreografia – Massimo Carraro

massimo carraro

Seconda intervista della serie “L’importanza della coreografia nel pattinaggio” con protagonista Massimo Carraro, coreografo del piccolo gruppo Renovatio e protagonista di molte coreografie nel panorama dei gruppi spettacolo, ma non solo.

L’importanza della coreografia – Massimo Carraro.

Intervista a cura di Federica Zambon

Conosciamo bene la tua passione per la danza contemporanea, come nasce?
Il mio amore per la coreografia nasce nel 2002, vedendo in pista il Sant Celoni con “agonia”. Il modo di unire Danza contemporanea e pattinaggio mi ha incantato.
Il ballerino che più mi ha ispirato è stato Gustavo Ramirez Sansano, il suo “retrato e Oscar Wilde” è un capolavoro per me. Per il “don Chisciotte”, coreografia fatta con il gruppo Cristal nel 2013, mi sono ispirato ad un’altra sua bellissima coreografia, “quixoteland”.

Com’è il tuo processo di creazione di una coreografia?
Non c’è una regola perché mi affido molto all’istinto. La maggior parte delle volte nasce da un’idea.
Il primo elemento è sicuramente la musica.

Hai degli step ben precisi per la costruzione? Cosa è per te fondamentale?
Solitamente prima costruisco tutta la parte tecnica, individuale e di gruppo: una sorta di bozza, così da dare modo agli atleti di prendere confidenza con passi, formazioni e ritmi. Poi mi dedico alla parte emozionale.
La differenza maggiore tra le varie discipline è nella scelta dei vestiti.
Nei gruppi sono parte fondamentale del giudizio e hanno bisogno di una maggiore ricerca.
Anche nella musica c’è questa differenza, ma è meno rilevante.

Musica. Qual è la tua esperienza con compositori professionisti? Come scegli le musiche per le tue coreografie?
La scelta della musica avviene in base all’atmosfera che si desidera dare alla coreografia.
Deve essere una vera e propria colonna sonora, così da risaltare storia e tecnica.
Su una musica originale credo sia giusto dare massima libertà al compositore in termine di stile.
Nella mia personale esperienza (“Genesi:dal sacro al profano”, Cristal Skating Team 2015, musica di Paolo Agostini) abbiamo scelto di scrivere una sceneggiatura e lasciato piena libertà di interpretazione al musicista. ho trovato interessante e molto stimolante coreografare una musica lontana dalle mie solite scelte.

Gruppi e tecnica individuale. Spesso si pensa che chi pattina nella specialità di gruppo sia un pattinatore di secondo livello. Cosa ne pensi della tecnica individuale?
Io sono sempre stato affascinato dalla tecnica individuale. Credo che aver un gruppo di grandi pattinatori sia motivo di orgoglio e dimostrazione di quanto seriamente stiamo prendendo questa disciplina.
A volte però ho sacrificato troppo effetti visivi e scenografici.
Quindi credo sia fondamentale che in pista ci siano dei pattinatori che dimostrino capacità tecnica individuale e di gruppo, ma ancor più che ci sia una armonia tra tecnica e scenografia, per creare uno spettacolo completo.

Cosa ne pensi delle coreografie nel settore singolo e di coppia?
Credo che sia nel singolo che nella coppia artistico ci sia il bisogno di migliorare la parte coreografica.
Si vedono troppo spesso dei grandi saltatori ma cattivi interpreti. È la coreografia si riduce ad una sequenza di difficoltà.
Proprio per questo motivo ritengo fondamentale l’introduzione di elementi di danza e , perché no, recitazione.

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