Capitolo Primo – Storytelling Gruppo Diamante

Ho deciso di scrivere questo diario di viaggio, su consiglio di Arianna, la head di Skatingidea.Una piccola testimonianza di un atleta modesto che fa del pattinaggio il suo pane quotidiano e che ha avuto la fortuna di vedere il suo sogno realizzato per il secondo anno di fila. Spero potrà essere un esperimento gradevole e, se non oso troppo, divertente.

Pattino nel Diamante da ormai 3 anni, ma ci sono dentro da quasi 4. Un’esperienza che ha risucchiato il mio interesse fin da subito, colpendomi, come un chicco di grandine, dritto in testa e facendomi rendere conto di cosa voglia dire essere parte di qualcosa. 
La prima storia che voglio raccontare è quella della partenza.


Tutto tace. Tutti dormono, persino gli animali notturni. Ma noi no. Le valigie vicino alla porta di casa, tutto l’indispensabile sul tavolo, quello vicino all’entrata, quello che uscendo non lo puoi non guardare e quindi non puoi non vedere le cose che ci sono sopra. Carta di identità, portafoglio, mp3, cellulare. L’indispensabile per viaggiare in aereo. L’indispensabile per andare in Portogallo. L’indispensabile per disputare un Campionato Europeo.

La sensazione è quella di un bambino che sa che di li a qualche ora dovrà andare in gita. Fatico a dormire, sto disteso sul letto, con il sorriso stampato in volto.

La sveglia suona, discosto le coperte, caffè veloce, mi vesto al buio, sperando che i vestiti preparati la sera prima siano quelli giusti. Le chiavi della macchina sono fortunatamente al loro posto. Anche la macchina. Ancora più fortunatamente anche la pasticceria che offre le brioches appena sfornate.

La macchina ormai conosce la strada e non serve che mi concentri alla guida. In trenta chilometri incontro a mala pena una macchina, stento a crederci che le 4 del mattino esistano veramente. L’atmosfera è particolare, tutto è ovattato, coperto da uno strano strato di “polvere di notte” che, come brina, si scioglie solo quando il primo timido raggio di sole fa capolino dall’orizzonte.

In un tempo che sembra dilatarsi fino all’infinito, arrivo a destinazione. Un gruppo di persone, nella notte più profonda si incontra in un parcheggio che sarebbe altrimenti deserto. D’un tratto tutto acquista forma, mi risveglio.

Alle 4 e mezza del mattino ci si aspetta di incontrare solo facce stanche, tristi, che non vogliono parlare. E invece. Facce vive, felici di vedersi ancora una volta, consci del perché quella levataccia è una cosa così positiva.

Il tragitto in corriera scorre velocemente, tra cori da stadio e balletti improvvisati. Un salto all’autogrill, caffè, pipì, altro caffè, altra brioche.

Ed eccoci qua, su un aereo quasi completamente nostro, uno accanto all’altro.

Voliamo, come in un sogno, verso Matosinhos. Tra le nubi, chi ascolta musica dormendo, chi ballando, chi cantando. Chi gioca con il cellulare chi con il compagno. E poi ci sono io, con la testa china su questo computer, a raccogliere la testimonianza di un avvenimento fuori dall’ordinario, di un’esperienza già indimenticabile, sapendo che non appena alzerò lo sguardo dal monitor, incontrerò lo sguardo di qualcuno che mi riempirà il cuore con un sorriso.

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