Andrea Girotto, nuove emozioni nell’olimpo del pattinaggio.

Dopo Roccaraso siamo corsi ad intervistare Andrea Girotto, neo campione italiano 2013 classe ’92  allenato dal tecnico federale Paolo Colombo, Andrea è pronto ad affrontare a Taipei, il prossimo campionato del mondo.
Bella presenza, alta tecnica e grande interpretazione, ha tutte le carte in regola per diventare il campione del mondo, in pista si distingue per eleganza e determinazione, presenterà dischi di gara dove la fusione tra danza e tecnica arrivano alla massima prestazione, capolavori sui pattini.
Possiamo proprio dire di aver visto qualcosa di nuovo sui pattini, una nuova emozione.

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Ciao Andrea raccontaci com’è iniziata l’avventura sui pattini a rotelle?
Ho iniziato a pattinare da piccolo, a tre anni, penso un po’ per gioco, ma il pattinaggio era uno sport già praticato in famiglia, mia cugina Marilisa Girotto ha fatto parte della nazionale italiana e nel 1997 ha vinto i tre titoli europei in palio nella categoria juniores femminile.

La vita da pattinatore se pur non essendo ufficialmente da “professionista” sappiamo che devi dedicarci molte ore, tanto quanto i campioni olimpici!
Com’è la tua preparazione?

Gli allenamenti variano a seconda degli impegni sportivi. Ovviamente più sono vicino ad una gara più gli allenamenti si concentrano sulla prova dei dischi di gara, per riuscire ad inserire tutte le difficoltà in sequenza, memorizzando direzioni e tempi di stacco. Al contrario, nei periodi che non vedono competizioni, io e il mio allenatore Paolo Colombo preferiamo lavorare sulla tecnica di salti e catene. Anche la distribuzione degli allenamenti varia a seconda del periodo, ma in genere, in preparazione ad una gara, mi alleno tutti i giorni. Ho la fortuna di potermi allenare con Paolo in un palazzetto vicino casa assieme ai miei compagni di squadra con i quali ho un bel rapporto di amicizia e questo influisce positivamente anche negli allenamenti.

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Purtroppo non possiamo parlare di olimpiadi, il titolo più grande per uno “skater” è il “mondiale”, che ricordi ti da questa competizione?
La parola ”mondiale” significa molto, subito mi vengono in mente soddisfazioni e delusioni, ma tutto serve, infatti vedo entrambe come aspetti positivi indispensabili per la crescita come atleta e come persona. La parola ”mondiale” ora la associo al futuro, è un obiettivo che tutti noi pattinatori abbiamo, un obiettivo fisso in testa ad ogni allenamento.

In pista ti sei distinto per la parte artistico-interpretativa, qual’è il segreto?
La parte artistica la considero fondamentale. Un atleta con un buon bagaglio tecnico non è completo, nel nostro sport è necessaria la parte artistica, almeno quanto quella tecnica. Un disco pattinato bene con una bella coreografia lascia qualcosa in più allo spettatore che sta assistendo alla gara. E il massimo secondo me lo si raggiunge quando quattro minuti di disco volano, quando si è dispiaciuti che il pattinatore abbia già terminato la prova, quando si vorrebbe subito rivedere la gara. E’ proprio questo quello che vorrei riuscire a trasmettere.
Ho la fortuna di lavorare con Sandro Guerra da un anno a questa parte, ed è riuscito a creare due coreografie completamente diverse fra loro ma molto originali, sempre con l’intento di dare quella marcia in più ai programmi.

Prossimi impegni di Andrea?
Sono tornato oggi dall’Argentina dove ho gareggiato nella gara di coppa Argentina e partecipato al Grand Prix, a settembre parteciperò ai campionati europei e se tutto va bene a novembre ci sarà il campionato del mondo, quindi qualche giorno di pausa ora, e poi di nuovo in pista per gli allenamenti.

Lo Sport da sempre sappiamo dia qualcosa in più nella vita, sport inteso come l’unione tra mente e corpo, come affronti questo presupposto?
La testa è fondamentale in gara, è indispensabile allenarsi e prepararsi fisicamente ma poi in gara è la testa a fare la differenza. Questo è sempre stato il mio tallone d’Achille, ma ho lavorato molto anche per superare questo ostacolo che spesso non mi permetteva di rendere tanto quanto in allenamento. Bisogna riuscire ad isolarsi completamente e concentrarsi unicamente sulla propria prova. Ho sempre ammirato gli atleti che riescono a mantenere la freddezza in gara, indipendentemente da quello che accade fuori dalla pista. E’ un’abilità da allenare.
Penso non sia necessario eccellere. Penso che semplicemente allenandosi e gareggiando, al di là dei risultati, si possa avere un aiuto in più a superare ogni tipo di difficoltà. Ogni sportivo sa cadere e rialzarsi!

Grazie Andrea e in bocca al lupo per Taipei!

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