Tra ricordi e obiettivi futuri, Cristina Trani si racconta a Skatingidea.

cristina trani

Mentre a Roana si disputano i campionati italiani assoluti noi di Skatingidea non smettiamo di esser nostalgici, la vista sempre a 360° sul presente ma anche sul passato. Un pensiero va a un’atleta che tutti hanno sempre atteso italiano dopo italiano, mondiale dopo mondiale. Frutto dell’allenatore romano Gabriele Quirini abbiamo deciso di intervistarla, grande donna dentro e fuori la pista, festeggiamo con lei la sua laurea con una bella intervista: Cristina Trani. 🙂

Ciao Cristina, ho saputo che ti sei appena laureata, quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Il programma più a breve termine è di trovare un lavoro. Quindi cercare di capire che direzione dare alla
mia vita, a quale dei miei interessi dare la precedenza. Il che si sta rivelando già di per sé un lavoro ed
anche più complicato del previsto in verità..

Com’è cambiata la tua vita dopo aver vinto il mondiale?

Escludendo il fatto che a seguito della vittoria ho smesso di pattinare, attività che per 20 anni ha
riempito le mie giornate ed i miei pensieri, la mia vita non è cambiata. Piuttosto direi che io sono
cambiata. La vincita di un mondiale, come penso la vittoria di qualunque cosa importante, sigilla le
capacità ed il valore del vincitore che fino a quel momento possono sicuramente essere conosciute ma
non pienamente riconosciute e dimostrate. La vittoria mi ha dato più consapevolezza e sicurezza in me
stessa.

Ti sei mai pentita di aver smesso di pattinare?

Questa è una domanda che mi hanno posto in molti.
No non mi sono mai pentita. Penso che ci sia un tempo per ogni cosa. Sicuramente avrei potuto
continuare a gareggiare ad alti livelli, a vincere chi lo sa, ma crescendo cambiano le esigenze, i sogni, gli
interessi e le priorità. Credo di aver ricevuto dal pattinaggio tutto ciò che questo sport mi potesse dare.
Ho partecipato a molti mondiali, diverse gare internazionali, Grand Prix ed esibizioni. Penso che bisogna
capire quando arriva per ognuno il momento di smettere e ritengo di aver capito il mio momento.
Ciò che mostriamo a chi vede le gare è solo il meglio di noi. I sorrisi finali, il fisico perfetto, la facilità di
esecuzione ma prima non è mai così. Più si sale di livello più si cresce e più crescono i sacrifici ed io dopo
aver raggiunto il traguardo massimo che questo bellissimo sport offre ho deciso di indirizzare le mie
energie verso altri orizzonti.

Se potessi cambiare qualcosa, cosa cambieresti del tuo passato da atleta?

Spesse volte mi sono voltata indietro ed ho cercato di guardare da fuori l’atleta che sono stata. Ciò che
credo mi sia mancato, fino all’anno in cui ho vinto, è stata una maggiore dose di sano spirito di
competizione, quella voglia di emergere e dimostrare sul campo la propria abilità che porta a migliorarsi.
Mi sarebbe tornata utile per superare meglio e più velocemente periodi di crisi e probabilmente per
raggiungere prima traguardi importanti.

Schermata 2016-07-22 alle 14.28.21
Potresti descrivermi qualche aneddoto che ti è capitato durante la tua attività sportiva?

Non mi vengono in mente aneddoti di rilevanza tale da essere raccontati in questa circostanza.
Sicuramente il pattinaggio mi ha dato la possibilità di viaggiare molto e vedere paesi dove
probabilmente non sarei mai andata altrimenti e paesi dove probabilmente non tornerò!
Ho fatto esperienze meravigliose come la sfilata per la Byblos o il servizio fotografico per Donna
Moderna, delle foto per voi di Edea, altra esperienza molto carina, per non parlare del film con Verdone.
In ogni trasferta con la nazionale ho trovato persone affabili con cui trascorrere il mio tempo, persone
che hanno in comune una grande passione per questo sport e che come me avevano scelto di anteporre
il pattinaggio a tutto il resto. Ricordo lunghe chiacchierate in camera con le mie compagne storiche di
avventura Debora Sbei, Sara Venerucci e Michela Atzori a ridere e condividere stesse emozioni e
difficoltà.

Schermata 2016-07-22 alle 14.28.03

Raccontaci qualcosa delle persone che hanno avuto un ruolo importante nella tua carriera.

Tutti coloro con cui sono venuta il contatto nel corso della mia carriera sportiva mi hanno lasciato
qualcosa di loro. E’ scontato quanto ovvio che i primi da nominare sono i miei genitori per i motivi,
conosciutissimi a tutti i pattinatori, di essere stati i miei primi e maggiori finanziatori e supporter.
La mia prima allenatrice allenatrice Monia Sonnino che mi ha inquadrata ed impostata alla vita sportiva,
Claudia Prosperi che mi ha accompagnata nei difficili anni dell’adolescenza, Carol Buelloni sarta e
coreografa dei dischi del primo mondiale, Gloria Martelli creatrice dei body dell’ultimo mondiale, Gianni
Colella preparatore atletico e “psicologo”(poveraccio), Francesco Alicata, fisioterapista e massaggiatore.
Luca D’alisera che oltre ad allenarmi mi ha cucito addosso delle coreografie adatte alla mia personalità.
Gabriele Quirini, con cui sono cresciuta e senza il quale sarei sicuramente diventata un’atleta ed una
persona diversa oggi, (e mi piace come sono diventata intendiamoci 😀 ). Fondamentale nella
preparazione dei mondiali è stata la squisita ospitalità della famiglia Poli a Lugo di Romagna nella loro
casa ed impianto sportivo coperto che a Roma manca.
Un enorme ruolo ha avuto negli ultimi anni il mio fidanzato Daniele Ragazzi che mi ha più di una volta
risollevata da stati d’animo di sconforto, demoralizzazione e rinunciatari.
Infine un pensiero a due figure rappresentative recentemente scomparse che sono state presenti
dall’inizio alla fine della mia carriera in ogni gara Antonio Merlo e Vito Culcasi.

Si cerca sempre di essere un allenatore migliore del proprio. Cosa vorresti dare ai tuoi atleti che
magari il tuo allenatore non ti ha dato e quali valori insegni ai tuoi allievi?

Io non cerco di essere migliore del mio allenatore, al limite mi impegno per essere tecnicamente alla sua
altezza, il che vuol dire puntare molto in alto dato che è notoriamente vero che Gabriele Quirini sia tra i
migliori tecnici nel mondo. Spero che continui ad aiutarmi a migliorare in questa nuova veste come ha
fatto quando ero sua atleta.
Ritengo che il pattinaggio artistico sia uno sport difficile in quanto molto tecnico. Richiede precisione,
coordinazione e una certa predisposizione fisica. Io cerco di far raggiungere ai miei atleti il massimo delle
proprie capacità sportive ma ciò che mi preme maggiormente è che attraverso lo sport imparino la
disciplina, valori come la correttezza ed il rispetto. Penso che lo sport insieme alla scuola debba aiutare i
genitori a crescere ragazzi sani ed onesti. Giovani che imparino a sudare ogni traguardo e che imparino a
perdere come a vincere. Provo ad insegnare loro che i successi non arrivano senza sacrificio e che
nessuno regala niente a nessuno in questo mondo e che ogni giornata persa non torna.

Hai qualche ricordo particolarmente bello che riguarda il pattinaggio?

Concluderò con una banalità, perché non mi viene in mente altro. E se non mi viene in mente altro è
perché questo ricordo offusca tutti gli altri. Il momento più bello è stato vedere apparire il numero 1 sul
tabellone dei punteggi dopo il lungo di Taipei 2013. Mi ricordo che ho abbracciato forte Gabriele, gli ero
grata ed ero contenta. Ero soddisfatta di quella vittoria anche per lui che aveva sempre creduto in me e
finalmente vedevo il suo lavoro come il mio ripagati.
(Anche se lì per lì ho pensato: e se quello fosse solo il risultato del lungo e non della somma con lo
short???? Che figuraccia!!! 😀 )

Ringrazio Cristina per la disponibilità.
Metka Kuk

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